HomeCronacaPalmi, estorsione alla Clarà: il comune non è parte civile al processo

Palmi, estorsione alla Clarà: il comune non è parte civile al processo

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PALMI – La ditta Clarà, impegnata fino allo scorso anno nei lavori di urbanizzazione nel quartiere Pille di Palmi, ha chiesto ed ottenuto l’ammissione a parte civile nel processo a carico di G. G., uno dei presunti estorsori dell’azienda di costruzioni.

Inspiegabile, però, l’assenza al processo del comune di Palmi, che a seguito della vicenda che ha visto la Clarà abbandonare il cantiere, ha subito un enorme danno, non ancora risolto.

La notizia è apparsa oggi sul quotidiano “Calabria Ora”.

Nella richiesta d’ammissione a parte civile della Clarà, accolta dal gup Ramondino, l’avvocato dell’azienda scrive che«a seguito della vicenda, nonché di altre oggetto del procedimento penale a carico di Papasergio Rocco, la predetta impresa  si è vista costretta ad abbandonare il cantiere, nel quale il responsabile dei lavori, minacciato, intimorito, si rifiutava di proseguirei lavori ed il titolare temeva per l’incolumità propria,dei propri dipendenti e dei beni aziendali». La Clarà chiede che «il giudice provveda alla liquidazione dell’intero ammontare del danno quantificato in 50mila euro, o comunque nella misura che il Tribunale riterrà di giustizia».

Assente quindi  il comune di Palmi, che ha quindi “perso l’occasione”  di prendere parte ad un processo scaturito da una tentata, ad oggi ancora presunta, estorsione ai danni della ditta che lavorava per i lavori di urbanizzazione a Pille, la quale, a seguito dell’abbandono del cantiere, ha lasciato il comune “nei guai”.

Il comuneha infatti dovuto rescindere il contratto con la Clarà e da un anno il cantiere è abbandonato, i lavori sono fermi e Pille è al palo.

I fatti oggetto del processo risalgono al gennaio del 2012,quando Rocco Papasergio – la cui posizione è stata inviata alla Dda di Reggio Calabria – fu arrestato dai carabinieri di Palmi insieme a Francesco Romeo, questo poi prosciolto, a seguito della denuncia di Salvatore Mazzei, che si è visto richiedere 7mila euro da due persone, identificate nei due imputati, per mantenere le famiglie dei parenti detenuti.

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