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Caso De Gaetano: la nota di Mimmo Cento

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Riceviamo e pubblichiamo:
Mentre la sinistra italiana cerca il modo più utile per agganciarsi alla rivoluzionaria esperienza greca, e quella calabrese avvia la Regione all’uscita dalla crisi con l’esaltante stagione propiziata dalla nuova attenzione del governo, permangono all’interno del Pd regionale sacche di resistenza nel quadro di un gioco al massacro che ripropone uno dei mali storici della nostra tradizione politica: “Il tafazzismo”, ovvero l’autolesionismo di chi critica senza accorgersi del male che fa a se stesso.

Come leggere diversamente la recente presa di posizione di Maria Grazia Messineo e di Maria Carmela Lanzetta che da componente della direzione regionale del partito e da ministro dimissionario, invece di utilizzare i propri ruoli per irrobustire quella pianificazione necessaria ad una grande forza come la nostra, colgono l’occasione dell’atteso varo della giunta per colpire al cuore l’essenza politica e morale stessa di uno sforzo corale, democratico e rispettoso, che il presidente Oliverio sta conducendo con evidenti risultati positivi.

L’assessore  Nino De Gaetano, è doveroso sottolinearlo, soprattutto per i sordi che non vogliono sentire, “rientrava”, anni fa in una “informativa” della polizia, che la magistratura non prese mai in considerazione. Non fu mai indagato e sulla richiesta, ormai ultra datata, di arresto, la procura e la magistratura espressero parere negativo. Nino De Gaetano non meritava un affondo così ingeneroso ed per ciò che mi chiedo a chi giovi questo stillicidio di affrettate bocciature sul piano etico, questi commenti sarcastici contro propri compagni di partito e di notizie ad orologeria che alcuni ambienti per fortuna minoritari del partito invece di trattare come macchine del fango che vanno assolutamente fermate, si ostinano a considerare come punti fermi di una strategia di rivalsa o di vendetta per le posizioni perdute.

Questa giunta regionale, alla quale tutti i democratici calabresi dovrebbero augurare buon lavoro viste le tante aspettative di rinnovamento che ha creato; invece di essere sostenuta come momento alto, nobile e trasparente della sintesi trovata dal premier Renzi e dal presidente Oliverio, viene etichettata certamente da chi dimostra di essere nostalgico degli equilibri del passato, di quella ricerca affannosa di compromessi anche oscuri per difendere la propria postazione.

Il presidente Oliverio è riuscito a fare della Calabria un laboratorio nazionale seguito con attenzione e incoraggiamento da Roma, nominando assessori capaci ed avviando quella riforma istituzionale che sarà in grado di innescare quella marcia in più che occorre, ottenendo inoltre il non scontato plauso dei vertici regionali del partito, nella persona del segretario Ernesto Magorno: è forse questa la rivoluzionaria realtà che dentro al partito le sparute minoranze di insoddisfatti vorrebbero negare e bloccare? I prossimi mesi daranno le risposte giuste ma, intanto, sarebbe il caso di risparmiare ai calabresi lo spettacolo di un partito rissoso che usa linguaggi forti contro i suoi stessi dirigenti, assessori e leader.

Spettacolo a cui siamo stati purtroppo a lungo abituati da chi aveva interesse a dividerci tra correnti e territori, e che oggi è il caso di non riproporre più per il bene della Calabria e del Pd stesso.

Domenico Cento
(Componente Commissione regionale di Garanzia del Pd)

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