Made in Italy, un brand da tutelare

La testimonianza di due aziende calabresi al dibattito organizzato dal Movimento Forense di Catanzaro

Come possono le piccole e medie imprese sopravvivere nell’era del plagio, della contraffazione e del furto della proprietà intellettuale, e quali strumenti la giurisprudenza mette a disposizione di chi è vittima di questi reati?

Sono alcune delle domande alle quali i relatori del dibattito “Made in Italy: tutela, innovazione ed opportunità per le imprese” hanno cercato di rispondere. Il dibattito si è svolto a Catanzaro Lido durante il Magna Graecia Film Festival, organizzato dal Movimento forense di Catanzaro, presieduto da Jole Le Pera. Durante la serata è stata presentata la monografia “Brand, Industrial design e Made in Italy: la tutela giuridica” di Aldo Fittante, avvocato e docente all’Università di Firenze, in passato consigliere giuridico al Parlamento Europeo, consigliere giuridico per il Governo per il Ministero dello sviluppo economico e membro della commissione ministeriale che si è occupata della redazione del primo codice della proprietà industriale italiano.

Erano inoltre presenti il presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Paolo Abramo, Roberto Viscomi, docente dell’Unicusano e Felice Foresta, avvocato e scrittore. Tra gli ospiti due imprenditori calabresi, Antonello Posterino, amministratore unico di Webgenesys, azienda che si occupa di innovazione tecnologica, e Gennaro Santillo, responsabile commerciale della Camiceria Santillo.

“Nella mia monografia intendo soddisfare tutti quegli imprenditori che vogliono sapere come tutelarsi dinanzi alla contraffazione dei propri prodotti e dinanzi al furto della proprietà intellettuale – ha detto Fittante, introducendo il suo testo – Affronto poi un altro tema attuale, che è quello della delocalizzazione, una pratica che le grandi imprese perseguono da anni, forgiandosi poi del Made in Italy, e dinanzi alla quale le piccole e medie imprese cercano di resistere”.

Paolo Abramo si è soffermato sul lavoro che svolgono le Camere di Commercio per contrastare il fenomeno della contraffazione, un lavoro “di promozione del Made in Italy, più che di contrasto”, ha spiegato. “Mi duole dover constatare che purtroppo lo stato di salute del nostro Paese non interessa alla politica, né a livello locale né a livello nazionale – ha proseguito Abramo – La Camera di Commercio ogni anno elabora un rapporto contenente i dati relativi alla produzione delle imprese, in cui sono riportate anche le esigenze delle aziende, ma la politica forse non legge neanche un rigo di quel rapporto, tanto utile per una corretta programmazione del territorio in tutto il Paese”.

E’ stata poi la volta degli ospiti, Antonello Posterino e Gennaro Santillo. “L’azienda di cui sono amministratore unico, Webgenesys, ha il cuore in Calabria – ha detto Posterino – Abbiamo due sedi proprio in Calabria ed una terza sempre al sud, in Puglia. Si parla tanto di Made in Italy nei settori food e fashion ma il tema è centrale anche in altri comparti. In Webgenesys lavorano ingegneri italiani, calabresi, e posso affermare che svolgono un ottimo lavoro non solo sotto il profilo della funzionalità dei prodotti sviluppati, ma anche sotto quello estetico – ha aggiunto – Il problema maggiormente riscontrato a lavoro è quello del furto della proprietà intellettuale, che nel settore tecnologico è sempre più frequente: “rubare in rete” il lavoro altrui è ormai prassi ed è difficile riuscire a tutelarsi”.

Non sono diversi i problemi riscontrati dall’azienda di cui Gennaro Santillo è responsabile commerciale, al Camicerie Santillo. “Abbiamo a che fare spesso con modelli di camicie copiate, la cui qualità delle materie prime utilizzate è discutibile – ha detto Santillo – L’azienda Santillo è una piccola realtà che svolge un grande lavoro. Per tutelarci, per tutelare soprattutto i prodotti che esportiamo – ha proseguito Santillo – stiamo registrando diversi marchi e brevetti, con costi spesso elevati”.

Hanno concluso gli interventi Roberto Viscomi e Felice Foresta.