I lettori scrivono a Inquietonotizie: la riflessione di Pino Sciarrone

La lettera inviata a Inquietonotizie.it dal dentista gioiese e appassionato di storia locale Pino Sciarrone

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Pino Sciarrone
Pino Sciarrone

Caro Inquieto, mi è venuto un dubbio. Il che non è nulla di straordinario per me, già che la scuola, la professione e la vita mi hanno educato a coltivare il dubbio come un fiore. Quando credo di essere in possesso di una certezza, quello è il momento della “fregatura”. Ne consegue il silenzio, ma ancora una volta mi assale il dubbio: forse è più doveroso parlare che tacere anche a costo di essere frainteso o di apparire ostico.

Nel corso della mia adolescenza ho avuto piena contezza del modo di vivere a Gioia Tauro, un vivere intriso di tanti problemi ma anche di solidi principi e di tanti buoni prodotti, nessuna confusione tra ciò che è un “valore” rispetto a tutto quanto è effimero. Ora, invece, colgo tanta distrazione e qualche equivoco; ciò determina turbamento in me e mi chiedo quali danni possa procurare in un adolescente.

Se l’idiocrazia è un ineluttabile fenomeno mondiale, nel nostro contesto viene addirittura messa in cornice; strani monumenti del nulla occupano lo spazio dell’urbe.

Chi ha avuto modo di studiare le origini del teatro greco ricorderà la celebre disputa (riferita da Plutarco) tra Tespi, inventore della tragedia, e Solone, celebre legislatore: la rappresentazione tragica del “primo tragediografo greco” era in quel tempo (VI° sec. a.c.) talmente sorprendente da “spiazzare” l’integerrimo Solone.

“Questo gioco, questo modo di divertirsi (paidia)”, avrebbe detto Solone, “rischia di contaminare la realtà e confondersi con le cose serie della vita”, sic!

Ora, la nostra città mi appare essere diventata lo scenario principe di produzioni filmiche che rappresentano “l’inganno teatrale” (o cinematografico che sia) partendo, paradossalmente, dalla realtà vera: l’esatto contrario dell’aneddoto citato!

Ho visto con i miei occhi l’”orgoglio” di chi ha dato in fitto la propria dimora disconoscendo, ahimé!, i “meandri più sublimi dell’arte cinematografica”… e il vero motivo per cui il bravo regista fa quel tipo di scelta..! Ho visto tanti giovani diventare, del tutto inconsapevoli, monumenti viventi di una società che si altera e che non è tutelata.

Quale nobile fine si dovrebbe riconoscere, almeno da parte di noi Gioiesi, ad un film le cui scene e la cui trama evidenziano gli aspetti più degenerati della nostra società, rappresentando drammi, deviazioni, violenze, patimenti ed epiloghi angustianti? Bravi registi, senza dubbio, ottimo cast, ma qual è il nostro tornaconto da una performance del genere? Quale il messaggio educativo (sempre presente nella tragedia greca)? Quale il fine recondito?

Ho saputo (e la cosa non mi sorprende) che questi film vengono proiettati prevalentemente all’estero, evidentemente esportati laddove ce n’è richiesta (una sorta di traffico)….
“Ognuno esporta quello che produce”, potrebbe essere il deprimente assunto.

Pino Sciarrone