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I cittadini gridano “vergogna” alla viabilità indecente

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Una pervicace quanto civile protesta è partita dai social per sensibilizzare sull’indecente stato di manutenzione della bretella che permette la congiunzione dello svincolo della grande galleria della SGC con i piani della Limina e quindi lo snodo viario che interessa più strade provinciali (SP5, SP 35dir, SP42) con le varie comunità montante facenti capo ai comuni di Cinquefrondi, Mammola, Giffone, San Giorgio Morgeto, Cittanova e Canolo ma anche Fabrizia e Cassari solo per citarne alcuni.

La garbata ma ferma contestazione – alla quale si sono unite decine di stizziti cittadini – ha visto l’applicazione di semplici cartelli di colore giallo recanti la scritta “vergogna” per sollecitare interventi che, evidentemente, latitano oramai da tempo immemore.

Il tratto di strada in questione, peraltro molto trafficato per via delle attrattive turistico-montane che insistono su questo lembo di non meno significativo Aspromonte, si presenta con una carreggiata molto ridotta per l’ingombrante presenza di spine e arbusti che ne hanno considerevolmente compromesso la percorrenza e la fruibilità non solo automobilistica nonché con un corollario di buche disseminate a macchia di leopardo sul manto stradale da fare invidia a Beirut.

È l’indolenza la vera padrona dello sfortunato stato dei luoghi che meriterebbero ben altra fortuna e considerazione da parte del gestore pubblico della viabilità e dall’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte che hanno, ciascuno per le responsabilità istituzionali di competenza, praticamente abdicato al proprio ruolo di custodi e sentinelle della viabilità di un territorio dalle molte – per questo ed altri motivi – potenzialità turistiche ancora non meglio valorizzate.

Un problema che richiama altresì la questione dell’incolumità e della pubblica sicurezza stradale per chiunque intenda praticare quei luoghi e cimentarsi, al limite dell’ardimento, su questo pericoloso tratto di strada, divenuto tale, per via di una trascuratezza stratificata negli anni che trova ora sfogo nella rabbia dei cittadini privati della possibilità di fruire di una comprensibile normalità viaria.

I cittadini, esasperati, vincendo la rassegnazione hanno utilizzato i canali social per aprire un dibattito aperto e provare a sollecitare agli enti preposti gli interventi necessari per restituire alla collettività una parte di quell’importante dotazione infrastrutturale che ha rappresentato – per molto tempo in passato, prima dell’avvento della viabilità a scorrimento veloce – la geografia stradale di un comprensorio dorsale che tutt’ora abbraccia jonio, tirreno ed entroterra montano e che rischia non solo di obnubilare storia, tradizioni e identità di un intero comprensorio ma anche di tagliare fuori dal circuito commerciale, sociale e turistico prima ancora che strutturale i cittadini-utenti, gli imprenditori che, nonostante tutto, hanno deciso di investire in queste meravigliose plaghe e le famiglie residenti che ancora resistono, con sopraggiunte difficoltà, allo spopolamento delle aree rurali.     

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