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Una nuova ricorrenza civile: il 16 maggio è la Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone.

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Il 16 maggio appena trascorso è stata celebrata la “Giornata nazionale contro la denigrazione
dell’aspetto fisico delle persone”. Sui calendari delle Istituzioni pubbliche e scolastiche, nonché
nelle agende della società civile, dal 3 ottobre 2025, data della sua formale istituzione, occorrerà
cerchiare di rosso questo giorno, per poter partecipare ad attività di sensibilizzazione sul problema –
il cd. body shaming – con la finalità ultima di contenere un fenomeno sempre più in espansione.
La ricorrenza, in verità, è passata un po’ sottotono, vuoi perché al suo debutto, vuoi perché non
adeguatamente portata a conoscenza degli addetti ai lavori, forse anche per una campagna
pubblicitaria che si è intensificata solo a ridosso della scadenza, non consentendo di disporre dei
tempi tecnici per organizzare manifestazioni e convegni e seminari o di illuminare i palazzi delle
Istituzioni di fucsia, colore simbolo di questo evento, per come indicato anche nella legge istitutiva,
la n. 150 del 2025.
Eppure, si legge in un’intervista rilasciata dall’On.le Martina Semenzato – prima firmataria del
disegno di legge n.1562, nonché testimonial della campagna pubblicitaria, che si accompagna alle
parole “La vergogna è negli occhi di chi offende” – dal suo ufficio sono state inviate “lettere a 7.895
sindaci per invitare a illuminare di fucsia un edificio o un monumento, promuovere attività presso
spazi pubblici, diffondere materiale informativo. E a 11.226 dirigenti scolastici per invitare a
organizzare laboratori su rispetto e autostima, incontri con esperti, psicologi e testimoni, far
realizzare elaborati artistici grafici o multimediali sul bodyshaming, utilizzare il colore fucsia”.
Personalmente mi sono già espressa sul valore di manifestazioni eclatanti che attirano l’attenzione
dei media solo per la durata dell’evento e il cui lascito è uno sfumato ricordo di iniziative,
sicuramente apprezzabili e di valore, ma che rischiano di essere bellissime bolle di sapone:
iridescenti e ipnotiche, ma fragilissime e non durature.
Non voglio innescare equivoci: iniziative come quella promossa dall’On.le Semenzato, che rivesta
anche il ruolo di Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché
su ogni violenza di genere, sono apprezzabilissime e meritorie; soprattutto se, leggendo più a fondo,
si scopre che la sensibilità verso il tema della Deputata Semenzato nasce anche da un vissuto
personale molto doloroso e faticoso da superare, che ne ha segnato profondamente l’adolescenza,
ma che ne ha anche rafforzato la tenacia nell’affrontare una piaga sociale, dilagante soprattutto fra i
giovanissimi a causa della diffusione del fenomeno sui social.
Le giornate nazionali o internazionali, celebrative e commemorative di ricorrenze o di momenti
degni di attenzione per la società civile, dovrebbero rappresentare l’apice o il pedice, il punto di

partenza o di arrivo di itinerari di sensibilizzazione, di osservazione, di analisi del problema e,
auspicabilmente, di coinvolgimento degli stessi destinatari dei percorsi così promossi, in modo che
esperti ed esperte a supporto non si limitino solo ad esporre le tematiche, ma siano tanto
grimaldello, per fare emergere dinamiche sommerse, quanto guida, per reindirizzare verso la
riconciliazione e il recupero dei valori sociali violati, a volte anche senza tanta consapevolezza
dell’intrinseco disvalore lesivo delle condotte realizzate.
E certamente fra i valori, che con la campagna contro il body shaming si vuole tutelare, centrali
sono il rispetto dell’altro e l’accettazione di sé: due parametri che vivono in dimensioni lontane e
antitetiche e che si avvicinano solo nel momento ultimo in cui l’offesa ai propri simili innesca la
non accettazione della propria persona, con epiloghi infausti.
È un’autentica tragedia.
È la sconfitta dell’humanitas.
È la perdita di ogni attributo e qualità che ci rende degni di essere uomini e donne.
È incomprensibile, soprattutto, se si passa in rassegna il lungo cammino compiuto dal diritto e della
società lungo le sponde del riconoscimento dei diritti civili, sotto le insegne di eguaglianza, equità e
giustizia.
Se dopo secoli siamo indugianti lungo quelle sponde, allora la società civile è ancora da edificare in
modo pieno e completo.
Ripartiamo dal 16 maggio, con un nuovo obiettivo e un nuovo fardello: formare l’Uomo, in mezzo
alle persone, alle maschere, alle ipocrisie che ci circondano.