Discarica “La Zingara”, braccio di ferro tra i sindaci e le associazioni della Piana

Gli amministratori: «Non ci sono pericoli per la salute dei cittadini». La replica: «Non ci sono le prove, il rischio resta»

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Regola numero uno: salvaguardare la salute di tutti. E no, la pandemia questa volta non c’entra.

L’occasione per ribadire quanto sia necessario tutelare i cittadini della Piana, una vasta zona del reggino che soffre per ragioni diverse, l’hanno trovata tre associazioni che lavorano nel territorio: il Circolo “Armino” e la “Prosalus” di Palmi, e “Terramala” di Seminara.

Nei giorni scorsi, infatti, si sono riaccesi i riflettori sul problema dei rifiuti nella Piana ed è tornata alla ribalta la discarica di “La Zingara”, indicata quale luogo per smaltire i rifiuti.

Quella della discarica di contrada “La Zingara” è una storia fatta di contraddizioni contraddizioni: sorge a poca distanza dalla falda che serve l’Acquedotto “Vina”, il quale distribuisce l’acqua nei Comuni di Palmi, Seminara e Melicuccà. Nel Novembre del 2013 la discarica è stata sequestrata dal Noe per mancata bonifica.

Oggi, che quello dei rifiuti è tornato ad essere un problema gigante in tutta la Regione, si ritorna a parlare di una possibile apertura della discarica, per cercare di tamponare l’emergenza nella Piana.

Nei giorni scorsi i sindaci di Palmi, Seminara e Melicuccà, che fanno anche parte del Consorzio Acquedotto Vina, hanno avuto un incontro negli uffici tecnici della Città Metropolitana, chiedendo lumi sui rischi che potrebbero derivare dalla riapertura della discarica che sorge a pochi passi dalla falda dell’Acquedotto.

«La nuova discarica – si legge nella nota stampa diramata dai tre sindaci al termine dell’incontro – sorge in un’area già ospitante una vecchia discarica, per la quale sono in corso le procedure preventive per l’avvio dei lavori di bonifica. La discarica di nuova costruzione ospiterà esclusivamente rifiuti già trattati, materiale organico di fatto equiparabile al cosiddetto “compost fuori specifica” ovvero una frazione organica stabilizzata comunemente detta FOS. Si tratta dunque di un rifiuto con un minimo impatto ambientale, caratterizzato da stabilità, mancanza di odore e dalla pochissima produzione di percolato».

Nella nota viene anche specificato che il sito dove si trova la vecchia discarica e la costruenda  dista oltre 3km dalla fonte e non ci sono evidenze che possano dimostrare un possibile inquinamento della sorgente dell’acquedotto.

«Come evidenziato dalle analisi periodiche svolte – prosegue – l’acquedotto Vina non è mai stato interessato da contaminazioni o inquinamenti, per cui l’acqua risulta  essere al 100% pulita e sana e con buone caratteristiche organolettiche. Di fatto, anche le indagini effettuate nelle vicinanze della stessa nel corso di questi anni non hanno rilevato la presenza di elementi inquinanti».

I tecnici, dunque, convergono verso un’evidente mancanza di interferenza con le falde di alimentazione della sorgente stessa.

Pronta la replica delle tre associazioni, che alla riapertura della discarica ribadiscono un fermo no. La salute dei cittadini prima di tutto, e finché non ci sarà l’assoluta certezza che non vi sia alcuna connessione tra la falda dell’Acquedotto e la discarica, questa deve rimanere chiusa.

«È necessario ribaltare il “non ci sono evidenze che possano dimostrare un possibile inquinamento della sorgente dell’acquedotto” in “abbiamo dimostrato che non è possibile l’inquinamento della sorgente dell’acquedotto” – spiegano in una nota stampa le associazioni – Se non cerchi non trovi, è fin troppo ovvio. Infatti nella documentazione tecnica sin qui prodotta manca del tutto l’analisi di vulnerabilità della sorgente Vina in relazione alla costruenda discarica. Questa analisi è necessaria perché nessun rischio di contaminazione del Vina vale quanto alleviare di qualche mese l’emergenza rifiuti del capoluogo».

A ciò le associazioni aggiungono che la posizione della discarica non è soltanto “opinabile” in quanto “posta in posizione sommitale sul versante che declina verso la Sorgente Vina”; «infatti – prosegue la nota – questo equivale ad ammettere che la discarica si trova all’interno del bacino di ricarica della sorgente e deve pertanto applicarsi la disciplina delle aree di salvaguardia  delle  acque  superficiali  e sotterranee destinate al consumo umano di cui all’art. 94 del Codice dell’ambiente».

Ma, cosa più importante, non è ancora stata effettuata alcuna indagine che dimostri una evidente mancanza di interferenza con le falde di alimentazione della sorgente. «Se c’è la si produca», chiedono le associazioni.

«Il nostro intento è fare chiarezza e ricevere risposte concrete su questi punti. Da cittadini lo pretendiamo. Vogliamo, infine, precisare che la sorgente Vina è una delle maggiori in Calabria; la sua portata è, rispetto alla popolazione servita, paragonabile a quella che ricevono dal Menta gli abitanti di Reggio. Cosa ne penserebbero questi ultimi di una discarica posta al di sopra della diga del Menta per ospitare “rifiuti già trattati, materiale organico di fatto equiparabile al cosiddetto “compost fuori specifica” … con un minimo impatto ambientale, caratterizzato da stabilità, mancanza di odore e dalla pochissima produzione di percolato”?».