“Dalle istituzioni neanche un gesto di cordoglio”

Lo sfogo di Lina Maiolo, la figlia di Pino, un signore di Gioia Tauro morto per un presunto caso di malasanità nel 2017

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Lina Maiolo, la figlia di Pino, un signore morto per un presunto caso di malasanità nel 2017.

Lina aveva già scritto una lettera aperta a pochi giorni da quella tragedia (leggi la prima lettera).

Eccomi, a due anni di distanza dalla pubblicazione della lettera dove ho recapitato con il cuore in mano il mio grido di dolore alle istituzioni per la scomparsa di mio padre a causa di un presunto caso di malasanità durante un intervento di routine presso l’ospedale Riuniti di Reggio Calabria.

Sento sia giusto aggiornare quanti si sono interessati alla nostra vicenda e mi riferisco al popolo, alla gente del sud che ogni giorno sopravvive in questa selva oscura che è la sanità calabrese, in particolare della piana di Gioia Tauro.

Io credo alla vita dopo la morte, ho ricevuto la grazia di sentire questa immensa certezza nel cuore, la coscienza divina giunge sempre a quanti sapranno udirne il richiamo. 

Nulla è perduto, nulla finisce e tutto è per sempre e non tutti ne sono convinti perché certe energie di sopravvivenza le si trovano soltanto quando ci si trova ad un bivio.

Il mio bivio il 5 di settembre compie due anni e ha preso forma quando per l’ultima volta ho dovuto salutare mio padre in un obitorio.

Due strade a disposizione ma una da scegliere: l ‘abbandono al dolore e alla rabbia o la risalita al margine della speranza di un oltre e di una giustizia terrena.

Ho scelto, insieme ai miei cari, la seconda, ho scelto di portare con dignità il dolore dentro e devo ammettere che per quanto si è forti è difficile far bastare la pazienza per ogni momento in cui la mente giunge a quel giorno tristissimo.

Tutti perdono un caro e non esistono dolori di serie A o di serie B ma io non riesco a stare cosi sospesa nell’oblio di mille domande mentre ad un altro potrebbe toccare lo  stesso destino di mio padre.

Le istituzioni interpellate avrebbero dovuto fare la loro parte impegnandosi  a sciogliere i dubbi che questa vicenda solleva oggi esattamente come due anni fa, ma non è giunto da parte loro nessun segnale, neanche un gesto di cordoglio per la fine di una vita colpevole soltanto di vivere in un posto dove la sanità è collassata sotto il manto di inerzia di politici e politicanti occupati per lo più ( grazie a Dio non tutti ) nella spasmodica ricerca di consensi a colpi di selfie negli atri lucidati a dovere per l’occorrenza in ospedali indegni di essere definiti tali.

Anche il ministero della salute dopo innumerevoli solleciti non ha prodotto nessun risultato. Il ministero della salute non tutela i cittadini sappiatelo ! Dietro l’invio a “presa per i fondelli” degli ispettori presso gli ospedali in cui viene segnalato un presunto caso di malasanità non c’è che una sorta di indagine servizio di qualità… “Il ministero lavora per risolvere le criticità della sanità calabrese” , recita il ritornello… Vi dico una cosa… degli esiti dei controlli ministeriali nessuno si sogni di sapere nulla  perché se ti muore un familiare sotto intervento al ministero di te parente disperato non importa niente, puoi morire anche tu, anzi meno siamo meglio è perché bisogna delegittimarci tutti qui al sud, bisogna privarci del diritto di ribellarci e pretendere che chi sbaglia paghi!  … E intanto? Intanto muore il primo, poi il secondo poi un altro ancora… tanto si sa in Calabria siamo tutti numeri…. Ebbene non ci basta… Ogni vita spezzata per incuria merita approfondimento, ogni lacrima versata grazie ad aguzzini legalizzati e raccomandati in camice merita introspezione da chi ha il compito di vigilare… Siamo stanchi di accudire una sanità esanime e prossima alle esequie, paghiamo le tasse esattamente come avviene al nord ma se serve una tac devi affrontare un viaggio della speranza e se arrivi vivo non c’è posto e se c’è posto non ci sono medici e se ci sono medici non c’è una struttura idonea o mancano gli strumenti…insomma se non hai i soldi per andare via da qui muori.

Che la giustizia agisca silenziosamente e con coscienza è ciò che mi auguro ogni mattina quando mi sveglio ancora incapace di realizzare che mio padre non lo potrò più abbracciare ma nessuno potrà placare la mia rabbia e quella della mia famiglia fintanto che non avremo risposte perché se la certezza che mio padre prima o poi lo rivedrò me la custodisco nel cuore non avrò mai pace sapendo che potrebbe accadere a qualcun altro di sentire questo dolore per le eutanasie da inefficienza che incombono sulla gente di un sud dimenticato e maledetto da un potere complice e spregiudicato… Ogni cittadino ha dei doveri nei confronti dello Stato ma anche lo Stato ha dei doveri nei confronti dei cittadini e quando il meccanismo si inceppa calpestando i nostri diritti non ci resta che un unico dovere, quello morale nei confronti dei nostri figli per avere almeno provato a rendere il loro futuro migliore dicendo la nostra nel bene e nel male . #IONONMOLLO

Lina Maiolo