Malasanità, la lettera aperta di Lina Maiolo

Ha perso il padre durante una laparoscopia che avrebbe dovuto essere un intervento di routine

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Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera aperta al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin , al Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio e al Commissario per la Sanità in Calabria Massimo Scura

Sono una “figlia “ della Calabria,vivo a Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria e scrivo questa lettera sapendo che probabilmente non avrà una risposta, ma sento ugualmente di doverlo fare perché devo raccontare un’esperienza, devo raccontare come si muore negli ospedali calabresi, come un padre, il mio, è entrato in una sala operatoria senza mai uscirne.

Questo mio gesto è dettato dal desiderio che ciò che è accaduto a papà non accada più a nessuno, non si tratta di un atto di accusa, me ne guardo bene, ma il dolore e lo sconcerto per la perdita improvvisa di un genitore deve destare impegno di maggiore responsabilità in voi che occupate dei posti riservati a chi dovrebbe garantire un’efficiente sanità ai cittadini, affinché il vostro non sia solo un investimento in belle parole ma qualità nella scelta delle risorse e fatti.

Dare pregiudizialmente colpe nello specifico non è mia intenzione, ma le vicissitudini che accadono negli ospedali calabresi devono essere degne di nota e considerazione, perché nessun essere umano che si reca a farsi curare deve restare una statistica di rischio previsto se perde la propria vita.

La divulgazione di ciò che è successo a mio padre e che succede a moltissimi altri sfortunati calabresi, è un modo per onorare il valore di una vita ma anche di affrontare un problema serio con cui purtroppo la piana di Gioia Tauro nello specifico si trova quotidianamente a fare i conti: una sanità malata plasmata tra i poteri più occulti dello Stato: gli ospedali,che praticano alla gente l’eutanasia da inefficienza, producendo grandi risultati in decessi e danni permanenti svuotando le tasche dei contribuenti ed i cuori della gente.

Le statistiche parlano di circa 80 – 90 pazienti al giorno deceduti per errori umani, ma io no, io non ci credo sono molti di più se penso alla freddezza con cui è stato comunicato alla mia famiglia che mio padre e’ deceduto sotto ai ferri, perché può accadere che si muoia per una banale laparoscopia, perché può accadere che venga recisa un’arteria ed un uomo sano muoia per arresto cardiaco da dissanguamento, perché la morte risulta cosi normale che sicuramente alcuni familiari vengono convinti con tanta dimestichezza che può capitare che sicuramente saranno molti di più di ciò che dicono le statistiche.

L’ospedale Riuniti di Reggio Calabria è uno spaccato a specchio nella giungla della sanità della Piana di Gioia Tauro, da un lato molti successi, molti professionisti che con il loro amorevole impegno ed un’innata umiltà salvano tante vite nel silenzio più totale adattandosi alla scarsezza di strumenti e risorse umane, dall’altro la raccapricciante realtà dell’inefficienza che colleziona casi di malasanità come i punti delle merendine in una gara avvincente a chi produce maggiori danni.

Il mio papà era un gran lavoratore che ha vissuto 70 anni in maniera onesta in questa città tanto sofferta senza mai cambiarla per il nord anche quando avrebbe potuto, ignorando che questa terra sarebbe stata cancellata dalla provvidenza di chi di dovere (e non mi riferisco di certo a Dio) avrebbe dovuto accrescerne la qualità su tutti i fronti.

Stava bene papà,aveva superato con successo un intervento chirurgico di estrema difficoltà lo scorso dicembre presso l’Ospedale Annunziata di Cosenza, per mano di un medico divenuto per noi un angelo custode che in molteplici occasioni ha tenacemente salvaguardato la sopravvivenza di papà in complicazioni cosi gravi che avrei sfidato le circostanti realtà sanitarie a superare con cotanta prontezza e preparazione.

E’ vissuto altri nove mesi e poi un intervento di routine come una laparoscopia effettuata presso l’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria per asportare un linfonodo al torace che non presagiva nulla di non curabile visto che la tac non dava esiti di formazioni patologiche, lo ha condotto alla morte, si è spento silenziosamente in un lasso di tempo irrisorio senza minimamente pensare che quell’alba sarebbe stata l’ultima.

Papà è andato via dormendo, si è addormentato pieno di voglia di riprendere al più presto la sua vita e non si è più risvegliato. E’ accaduto che durante le manovre di laparoscopia i “professionisti” abbiano “accidentalmente” creato un danno irrecuperabile ad un’arteria causando un amaro, infausto destino al suo cuore che non ha retto.

Nessuno più oda le urla disperate di mia madre che riceve la notizia, nessuno mai assapori il senso di vuoto nel cuore che resterà per sempre in me e nelle mie sorelle, nessuno mai veda i nipotini attendere che il nonno ritorni dal cielo per fare una festa tutti insieme, nessuno mai, nessuno mai!

Errare è umano ma perseverare è diabolico! Troppi errori favoriti dalla mancata adozione di particolari cautele imposte dai protocolli sanitari, errori che potrebbero essere evitati attraverso un migliore lavoro di squadra ed una più tempestiva comunicazione ed interazione tra i membri dei team sanitari.

Ho visto con i miei occhi l’unita’ proveniente dal centro trasfusionale arrivare di corsa con le sacche di sangue destinate a mio padre attendere invano che dalla sala operatoria aprissero la porta per oltre dieci minuti. Non sapremo mai cosa sia esattamente accaduto li dentro quel maledetto 5 settembre, cosa è andato storto e sarebbe molto facile porgere alla giustizia terrena una nuova inchiesta di malasanità, allungando irrimediabilmente un’agonia interiore che vaga nei cuori della mia famiglia senza tregua.

I responsabili sanno perfettamente cosa è accaduto e quanto poco o tanto hanno fatto per non perdere una vita umana, mio padre, come tanti altri che non torneranno più, anche lui conosce la verità ma non potrà raccontarla.

La sanità è al collasso, sono gravissime le carenze di personale, attrezzature, servizi e soprattutto di controlli, ognuno che potrebbe attuare la svolta e non lo fa è responsabile e complice, giammai perirà il desiderio di riscatto dei nostri diritti, sappiatelo!

Prima di appesantire ulteriormente le coscienze lasciate spazio ai fatti e non soltanto alle parole, fino a quando ciò non avverrà l’emigrazione sanitaria diventerà sempre più massiccia.

Non vi è prezzo per una vita umana e questa realtà in cui viviamo è esattamente come un paziente agonizzante, non c’è più tempo, vogliamo vivere!

La giustizia che vogliamo è porre fine a questi eventi tragici, basta inaugurare reparti se il personale non ha le competenze o gli strumenti per poterli gestire! Basta tagli sulla sanità,basta tolleranza ,basta soprusi sulla nostra salute, basta piangere i nostri cari, basta!

In ricordo di mio padre e con fiducia nelle istituzioni, affinché nessuno più resti “un caso tra tanti”.
Lina Maiolo