Un detenuto affetto da leucemia mieloide cronica, ristretto nel carcere di Bari, da mesi non si sottoporrebbe ai controlli sanitari necessari per monitorare l’evoluzione della malattia. A segnalarlo sono i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Alvaro e Girolamo Albanese del Foro di Palmi, che parlano di una situazione “grave e potenzialmente irreversibile”.
Il detenuto è Sandro Scariato, originario di Taurianova, in carcere dallo scorso dicembre 2025 per l’espiazione di un residuo di pena. Prima della detenzione era seguito dal reparto di ematologia dell’ospedale di Catanzaro, dove effettuava periodici accertamenti clinici. Secondo quanto riferito dai legali, già nel 2025 era stata rilevata una ripresa della malattia, rendendo necessari controlli più ravvicinati.
Da dicembre, però, tali verifiche non sarebbero più state eseguite. In particolare, Scariato non avrebbe potuto effettuare l’esame qPCR, ritenuto fondamentale per valutare l’andamento della leucemia e orientare eventuali terapie. Gli accertamenti erano previsti nei mesi di gennaio e febbraio 2026, ma non sarebbero mai stati programmati.
La mancanza di controlli sarebbe stata segnalata più volte anche dai sanitari: nel carcere di Palmi era stata richiesta una visita ematologica urgente, mentre analoghe comunicazioni sarebbero state inviate durante il successivo trasferimento a Siracusa. Nonostante ciò, nessun approfondimento specialistico sarebbe stato disposto.
Il trasferimento a Bari, avvenuto proprio per garantire un’assistenza più adeguata, non avrebbe finora prodotto risultati. “Da oltre un mese non è stato fatto nulla”, affermano i difensori, che temono un peggioramento dei parametri clinici. “Il rischio – sostengono – è che la mancata tempestività possa compromettere la finestra terapeutica utile, esponendo il detenuto a un concreto pericolo di vita”.
La famiglia, preoccupata anche per un apparente peggioramento delle condizioni generali, ha deciso di rendere pubblica la vicenda. I legali riferiscono di aver presentato diverse istanze alla magistratura di sorveglianza e sollecitazioni alle autorità sanitarie, senza ottenere finora riscontri risolutivi.
“La nostra segnalazione – concludono gli avvocati – nasce dall’esigenza di evitare che si intervenga quando il danno sarà ormai irreparabile”.





