Omicidio Sacko, tensione alla tendopoli e sciopero dei braccianti

San Ferdinando, intanto il Pd si scaglia contro il Governo per la mancata condanna del gesto

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Le indagini sulla morte di Sacko Soumayala proseguono senza sosta; i carabinieri stanno cercando di ricostruire le circostanze che hanno portato alla morte del giovane malese, avvenuta nelle campagne tra Ioppolo e Rosarno sabato sera.

Non ha ancora un nome il suo assassino, ma in questa storia il razzismo non c’entra, e di questo gli inquirenti sembrano piuttosto convinti.

Intanto monta la protesta per il silenzio totale da parte delle forze politiche alla guida del Paese: non una parola di condanna del gesto, né di solidarietà verso i migranti, è stata espressa dal presidente del Consiglio, e neanche dai ministri dell’Interno e del Lavoro.

E’ il centrosinistra a scagliarsi contro Governo e maggioranza per questo assurdo silenzio, attraverso i social netrwork.

“Leggo tante dichiarazioni del nuovo ministro del lavoro. Su tanti argomenti. Alcune condivisibili, altre meno”, scrive su Facebook il presidente del Pd Matteo Orfini: “Mi farebbe piacere leggerne una sul sindacalista ucciso a fucilate. Però per ora non c’è. E sono passati quasi due giorni”.

L’ex segretario Matteo Renzi ha invece retweettato un post della senatrice del Pd Caterina Biti: “#SackoSoumayla difendeva i lavoratori sfruttati nei campi. Sacko  Soumayla aveva un altro colore della pelle. Sacko Soumayla è stato ucciso per questo e c’è un orribile silenzio che va rotto”.

Duro anche un altro senatore Pd, Francesco Verducci: “Soumali era un sindacalista impegnato a difendere braccianti suoi compagni, trattati come schiavi, pagati dai ‘caporali’ due euro l’ora per raccogliere agrumi a nero nella piana di Gioia Tauro”, commenta su Facebook. “Davanti a questa enormità, davanti all’uccisione di un sindacalista, dov’è il Ministro dell’Interno Salvini? Perchè non parla? Perchè non è in visita sul posto dell’agguato, egli che peraltro è stato eletto in Calabria? Il silenzio del Governo è assordante e vergognoso”.

Sull’argomento è intervenuto anche il segretario del Partito democratico Maurizio Martina: “Speriamo che si faccia presto chiarezza e si individui il responsabile di questo omicidio. È una vicenda tragica e inquietante, spero che la situazione non peggiori ulteriormente”.

I fatti

Si chiamava Sacko Soumayla, veniva dal Mali, aveva 29 anni e viveva nella Tendopoli di San Ferdinando, quella che ospita i migranti che ogni giorno lavorano nei campi della Piana per poco più di 5 euro l’ora. Sacko è stato ucciso sabato notte in una campagna del vibonese da un proiettile esploso da un fucile, ed il suo assassino non ha ancora un nome. Un colpo alla testa che gli è stato fatale e che ha ferito i due suoi compagni che erano con lui, Madiheri Drame e Madoufoune Fofana, entrambi con permesso di soggiorno; insieme stavano cercando di recuperare delle vecchie lamiere abbandonate in una campagna, che sarebbero servite per allestire una baracca dentro la tendopoli. Secondo il racconto di uno dei due migranti che sabato sera si trovavano insieme a Sacko, a sparare sarebbe stato un uomo bianco. Forse una “punizione” per quel tentativo di furto, forse però potrebbe esserci dell’altro. Sacko, infatti, era un sindacalista; era un immigrato regolare e lottava per i suoi diritti e per quello dei suoi fratelli, schiavi di un caporalato che non conosce umanità. La Procura di Vibo Valentia, che ha aperto un’indagine per far luce su quanto accaduto, esclude la pista del razzismo e dell’omofobia.

La protesta

Intanto a San Ferdinando sono ore di tensione. Ieri sera, in segno di protesta, i migranti hanno appiccato fuoco e dato vita ad una forma di protesta, in difesa dei loro diritti e affinché venga fatta luce sul barbaro omicidio di Sacko. Questa mattina l’Usb, il sindacato per il quale lavorava il giovane migrante ucciso, ha proclamato uno sciopero che ha avuto successo: nei punti di raccolta dei migranti, in diverse zone della Piana, non c’era nessuno stamattina. Ma a molti l’assemblea convocata oggi per discutere come affrontare il post omicidio di Sacko non basta. Vogliono scendere in piazza subito per mostrare il loro dolore, il loro sdegno, la loro rabbia.

Lo sciopero

Per tutta la giornata la tendopoli di San Ferdinando è rimasta inavvicinabile, chiusa da un cordone di polizia. Dietro le volanti un gruppo di migranti mostra cartelli, grida slogan. “Se anche Soumayla fosse andato a rubare, e non lo stava facendo, perché quell’uomo non ha chiamato la polizia?”, dice un ragazzo che mostra un cartello ricavato con un pezzo di cartone che chiede giustizia. “Noi – dice un altro, giovanissimo – siamo qui per lavorare. Ma ci ammazzano come animali, ci picchiano, ci maltrattano solo perché siamo africani”.

“Salvini razzista”

I braccianti vorrebbero che i giornalisti visitassero la tendopoli, ma la polizia sostiene che la situazione sia rischiosa. E intanto i migranti se la prendono con il ministro dell’Interno: “Salvini razzista, la colpa di tutto questo è tua” gridano. “Se Soumayla è morto è perché c’è chi pensa e dice che siamo solo animali, ma senza il nostro lavoro la Piana è ferma, nei campi non lavora nessuno” dicono.