Nuovo Ospedale, la relazione di “Pro Salus” sui reperti archeologici

Il Comitato palmese ha consegnato alla Soprintendenza e al Rup copia di uno studio sul terreno in cui è stata rinvenuta una tubatura in terracotta

Undici anni di ritardi e silenzi sul nuovo ospedale della Piana per poi scoprire – con immenso stupore – che l’area designata per la sua realizzazione, nasconde un reperto archeologico.

Un ritrovamento avvenuto un mese fa dopo ben 11 anni in cui non è stata messa mano ad alcun tipo di lavoro e non si è fatto altro che proclamare un’imminente passo in avanti nell’iter, senza però mai compiere azioni concrete.

Adesso il rinvenimento di questo reperto archeologico rischia di causare l’ennesimo slittamento dell’inizio dei lavori e c’è chi si è subito mobilitato per accelerare ogni adempimento e limitare ulteriori ritardi.

È il Comitato “Pro-Salus per la salvaguardia della Salute” ad essersi mosso, inviando alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, al Rup del procedimento ed al sindaco di Palmi una relazione contenenti uno studio dettagliato sul ritrovamento.

“Pro Salus”, lo ricordiamo, è un Comitato riconosciuto ai fini della partecipazione ai tavoli regionali e comunali, in rappresentanza anche di altre associazioni del territorio.

Il Comitato si è così “sostituito” al Comune di Palmi, a cui spetta il compito di commissionare uno studio del sito (un precedente studio è stato condotto dalla Soprintendenza nei giorni scorsi”, svolgendo un approfondito studio attraverso i documenti in possesso di alcuni soci, nonché di altro materiale reperito presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso cittadina.

«Si tratterebbe di una tubazione in terracotta della lunghezza limitata ad alcune decine di metri -riporta la relazione di Pro Salus – La Colonia Agricola, già Fondazione Regina Elena, che occupava il sito ora destinato al nuovo ospedale della Piana, è datata all’inizio del secolo scorso, quando non esistevano ancora i tubi in gres».

L’azienda agricola era piantumata interamente a vigneto, e solo negli anni Cinquanta sostituita da uliveti e frutteti; negli stessi anni, secondo quanto riferito dal Comitato “Pro Salus”, si è resa necessaria la costruzione di una cantina capiente, ancor oggi in parte esistente, «e non esistendo ancora in quella zona le fognature – recita la relazione – si sarebbe reso necessario realizzare un impianto per lo smaltimento delle acque piovane, mediante l’utilizzo di tubazioni e pozzetti in cemento vibrocompresso della cantina, attraversando tutta la proprietà e la Strada Statale 18».

Dunque, ipotizza Pro Salus, «potremmo trovarci in presenza di qualcosa di simile, sia per l’apparente età della terracotta, sia per la brevità del percorso della tubazione e sia per la mancanza di altri sbocchi naturali o artificiali per quei tempi».

Il Comitato quindi auspica che chi di competenza svolga con celerità ogni adempimento, tutelando il patrimonio rinvenuto e senza pregiudicare la continuità del procedimento per la realizzazione dell’ospedale.

«Questa associazione, costituitasi proprio per contribuire ab extremo alla realizzazione della irrinunciabile struttura sanitaria, confida che gli organi di indirizzo sapranno risolvere, nel pieno rispetto delle normative di legge, ogni aspetto che possa in qualsiasi modo ritardare ulteriormente l’apertura del cantiere e l’inizio dei lavori», conclude la nota.