La riflessione di Pino Sciarrone, il dubbio da Antigone ai giorni nostri

"L'Antigone è lo scontro fra la morale e la ragion di Stato. A nulla vale il parere degli altri protagonisti"

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Inquieto, domenica sera sono andato a teatro.

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I ragazzi del liceo Classico di Cittanova hanno rappresentato l’Antigone di Sofocle.

Pino Sciarrone
Pino Sciarrone
Due i motivi che mi hanno indotto a essere presente: da un lato la curiosità di constatare un lavoro didattico attingendo a un cast di giovanissimi attori, dall’altro la voglia di “ripassare” mentalmente lo svolgersi di una trama molto peculiare nei contenuti.

Quando un tragediografo vuole esaltare un “valore”, sa bene come mischiare le carte, ancora meglio del fato.

Riducendo la trama nell’essenza: due fratelli, Eteocle e Polinice si scontrano in battaglia soccombendo entrambi.

Di fatto l’uno rappresenta il potere di un Stato vittorioso, l’altro l’usurpatore.

Creonte, re di Tebe e zio di entrambi, stabilisce che quest’ultimo non debba essere sepolto perché ha inteso offendere lo Stato.

Ma la sorella Antigone si ribella all’insulso comando, assicurando la sepoltura al fratello, nel rispetto delle leggi che presiedono ad ogni convivenza (agrapta).

Creonte (modellato da Pino Sciarrone)
L’Antigone è lo scontro fra la morale e la ragion di Stato. A nulla vale il parere degli altri protagonisti (compreso l’indovino Tiresia che predice estreme nefandezze).

Creonte condanna con determinazione la nipote Antigone che sceglie di darsi la morte.

Segue la morte di Èmone, figlio di Creonte e innamorato di Antigone, quindi la morte della madre di Èmone che è anche la sposa di Creonte.

Il pentimento dell’anziano re avviene tardivamente e inutilmente: il dramma si è già compiuto!

La povera Antigone inutilmente aveva proclamato: «non sono nata per condividere l’odio ma l’amore».

Vorrei aggiungere, se mi è concesso, che Sofocle ha inteso porre l’accento non tanto sulla sostanza della diatriba quanto sull’assoluta mancanza del dubbio.

Il tema è più che mai attuale e lambisce anche la questione degli immigrati: laddove la morale impone il soccorso, la ragion di Stato (quella degli stati dell’Unione Europea) è contraria.

Anch’io mi sento coinvolto in quanto cittadino gioiese da talune ragioni di Stato: ho dovuto prendere atto dell’atteggiamento del reggino Minniti, quando decise, senza colpo ferire, di sciogliere il consiglio comunale di Gioia Tauro relegando la città ad una condizione miserevole!

Il dramma è stato rappresentato in maniera soddisfacente. I complimenti vanno a tutti i ragazzi del Liceo, un encomio particolare al “nunzio” impersonato da Vincenzo Molina col piglio di un attore navigato. Ancora complimenti ai due registi, Fabio Cuzzola e Rosalba Arcuri.

Va anche detto che la finzione è stata ambientata con una coreografia degna di una blasonata scena grazie all’opera di Nicoletta Deni.

The studio wedding Lab
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