Emergenza Covid, Andrieri (LeS): «Inaccettabile la scarcerazione dei boss in regime di 41 bis»

Nota stampa del Segretario Generale del Sindacato di Polizia "Libertà e Sicurezza", duro contro la decisione di porre in libertà alcuni esponenti di spicco della criminalità organizzata

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«Non avremmo mai pensato che si potesse arrivare a tanto, che l’hashtag coniato ad hoc per dettare a tutti le regole di uscita da questo triste periodo, che ha trasformato le nostre vite e che ha sconvolto la nostra quotidianità, potesse finire per trasformarsi in deterrente di questo governo, per attuare un incomprensibile “disegno”, da giorni sotto gli occhi increduli di tutto un Paese».

È cosi che Luca Andrieri, Segretario Generale di Roma del Sindacato di Polizia LeS, Libertà e Sicurezza Polizia di Stato, commenta le notizie di questi ultimi giorni sulla scarcerazione di esponenti di spicco della criminalità organizzata, alcuni dei quali già in regime 41 bis.

Prosegue Andrieri: «È l’Italia degli scandali e della vergogna; sui temi della legalità non c’è ormai alcun riscontro con il vero sentimento popolare, con la risolutezza incarnata nei sentimenti di sacrificio, amore per il prossimo e senso del dovere, portati avanti da coloro che, di tali valori, ne fanno la propria professione e scelta di vita. Ora abbiamo decisamente toccato il fondo ed ogni sacrificio già compiuto da uomini e donne in divisa risulterà vano. Negli anni abbiamo versato lacrime, celebrato funerali e seguito cortei funebri di bare di personale delle forze dell’ordine, unendoci nel dolore di mogli, mariti e figli di colleghi del servizio scorte e di magistrati saltati in aria».

«Nonostante questi sacrifici, avevamo creduto che consegnare allo Stato coloro che hanno ucciso la giustizia, tolto vite umane e portato dolore alle loro famiglie, premendo un grilletto, schiacciando un detonatore o sciogliendo bambini nell’acido, sarebbe servito a dare un senso al lavoro di chi oggi è impegnato quotidianamente sul fronte della Sicurezza. Evidentemente abbiamo sbagliato tutto. Ciò che resta oggi è il sapore di un’amara consapevolezza di donne e uomini sconfitti, come rappresentanti di questo Stato».

Aggiunge Andrieri: «Sentiamo di non poter sopportare più l’idea di caricarci di un fardello così pesante, al servizio di un Governo che non ci tutela, non garantendo più che il nostro operato ci tenga al riparo da pericoli, senza più neanche la certezza che gli stessi criminali restino in carcere. Adesso chi lo va a spiegare a madri e padri che hanno perso i loro ragazzi in servizio, a mogli e figli che sono stati privati dell’affetto dei propri congiunti, che la loro morte non è servita a nulla? Non si può scarcerare chi ha compiuto delitti atroci nel nome di un’emergenza sanitaria. Assistere alla liberazione per ragioni di opportunità legate al rischio COVID-19, seppur in altro regime detentivo, di uomini responsabili della morte di cittadini e servitori dello Stato, in nome di un presunto garantismo, è quanto di più inaccettabile questa O.S. consideri oggi».

«Un chiaro segnale di come la bilancia della giustizia sembra pendere sul piatto “sbagliato”. Oggi come allora, quei mali che uccidono, ferendo un popolo finanche nei propri valori ed ideali, dovrebbero essere affrontati con la medesima risolutezza e spirito di giustizia, che hanno sempre animato quanti delle Forze dell’Ordine, con esempi di abnegazione e sacrificio, hanno reso possibile l’affermazione dello Stato di Diritto».

Mandare a casa i boss mafiosi, a parere di Luca Andrieri e della Segreteria romana di LeS, è un segnale contrario allo spirito che gli italiani, proprio in questo difficile momento stanno dimostrando di mettere in campo, minando quella riscoperta dell’orgoglio nazionale con azioni che vanno proprio nel senso opposto:

«L’appello che questa organizzazione sindacale sente di dover fare, è quello di non aggiungere alle lacrime versate per i morti del COVID-19, anche la rabbia di parenti delle vittime della criminalità, che vedrebbero i loro cari morire per una seconda volta.
Una delle missioni di cui questo sindacato di Polizia si è fatto portavoce, attuando iniziative in tal senso, soprattutto nel Mezzogiorno, focolaio di un virus che le organizzazioni criminali mafiose hanno iniziato ad espandere ovunque, è la sensibilizzazione sui temi della legalità e della certezza della pena, quali valori fondanti della nostra cultura sociale. Per tale ragione, continueremo a lottare affinché il nostro lavoro non venga vanificato, facendo della nostra voce, quella di tanti cittadini che reclamano giustamente il rispetto delle regole, ma anche e soprattutto saremo il grido di donne e uomini in divisa che chiedono ai propri vertici istituzionali trattamenti più rispettosi della loro quotidiana dedizione nella lotta alle mafie, attraverso leggi che non mortifichino tale impegno e riconoscimenti economici che possano gratificarne il sacrificio di tutti i giorni sulle strade».