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Chiusura Ppi, Piccolo (Seminara): «Diritto alla salute sia garantito anche nella Piana. Non siamo italiani di serie B»

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L’ennesima pugnalata è stata sferrata dal solito Bruto delle istituzioni. Apprendiamo con preoccupazione del provvedimento di chiusura del Punto di Primo Intervento di Palmi disposto dall’ASP di Reggio Calabria, che ha deciso, in maniera scellerata, di trasferire i medici da Palmi, ultimo presidio sanitario della zona, a Polistena, al fine di colmare le voragini dovute alla carenza di personale nei vari reparti.

Già in condizioni normali la carenza di personale in ambito sanitario rappresenta una situazione di emergenza dalla quale bisogna uscire al più presto, nel nostro caso, è l’ennesimo atto di una tragedia senza fine.

Ancora una volta, ahinoi, questa terra viene maltrattata e umiliata dalla cattiva gestione, da anni e anni di malversazioni, tutto avvenuto nell’indifferenza generale di chi doveva garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini, diritto sancito dalla nostra Costituzione.

Noi non siamo italiani di serie B, i cittadini dell’intero comprensorio esigono il loro diritto a curarsi, a ricevere assistenza immediata e, più semplicemente, invocano il diritto alla vita. È ora che chi ha il potere di intervenire, intervenga e dia risposte ai calabresi.

In questo momento storico così difficile e drammatico, una crisi economica devastante, anni di pandemia non ancora terminata, il tutto condito da severi annunci e infausti bollettini di guerra, i segnali positivi, anche il più piccolo, diventano il faro che illumina la tragica oscurità e spinge ognuno a fare il proprio dovere.

Tutto questo ci sbatte in faccia, ancora una volta e con drammatica forza, che la politica, la classe dirigente, i manager, i super manager, Calabresi e non, nel corso degli anni, hanno fallito, dando vita ad un fenomeno ormai incontrollabile e facendo assuefare i cittadini ad ogni scellerata scelta, senza che nessuno ormai riesca più a indignarsi.

Dall’incontro con la Commissaria dell’ASP, Lucia Di Furia, è emerso che per mantenere un presidio sanitario bisogna chiuderne un altro. È tutto così surreale. Servono risposte concrete capaci di garantire

l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini dell’area pre-aspromontana, dobbiamo difendere le nostre realtà, i borghi, i paesi dove la storia e la cultura hanno dominato in passato e dove oggi è possibile ancora sentire l’eco delle battaglie che un tempo fecero grande questa terra.

Esistiamo anche noi e non meritiamo di essere dimenticati.

Noi vogliamo reclamare ad alta voce i nostri diritti e ci batteremo per ottenerli.

Non ci interessa puntare il dito, non ci interessano gli alibi né i responsabili, a noi interessa che ai nostri cittadini venga garantito il diritto alla salute, esattamente come nel resto d’Italia.

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