Altalenando, i ragazzi e il cibo

Gli interventi della rubrica “Altalenando” sono curati dall’Adic, l’associazione donne insegnanti calabresi

Gli interventi della rubrica “Altalenando” sono curati dall’Adic, l’associazione donne insegnanti calabresi

Il primo Dicembre 2018 ha avuto luogo a Gioia Tauro, presso il palazzo Fallara, un convegno dell’A.D.I.C. sui problemi dietetici in età scolare, al quale hanno partecipato come relatori il prof. Herbert Ryan Marini, professore di fisiologia umana e scienze dietetiche applicate dell’università di Messina, il dott. Giovanni Piccolo, pediatra in Gioia Tauro e Palmi, la dott.ssa Alessia Catalano, biologa nutrizionista in Gioia Tauro, la psicologa-psicoterapeuta Fabiana Minutolo.

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L’incontro è stato quanto di più interessante ci si potesse aspettare, non solo per la presentazione accattivante fatta con le slide, ma soprattutto per la carica umana e l’entusiasmo professionale di ciascuno, non privi di tocchi umoristici.

L’argomento era importante per l’uditorio, in particolare per le insegnanti che giorno per giorno si trovano a gestire, per così dire, le merendine dei propri alunni, non sempre in regola con le norme dietetiche. La scuola da molti anni è sensibile all’argomento della nutrizione, e nei libri c’è sempre il riferimento alla piramide alimentare come le sue fasce da interpretare con l’aiuto degli insegnanti.

Eppure, la scuola se non è coadiuvata dalla famiglia, non ottiene i risultati sperati per l’acquisizione di un comportamento responsabile nell’assunzione del cibo.

L’uso smodato di zuccheri semplici e di bevande zuccherate rappresenta un pericolo per la crescita dei bambini.

Si è detto nel convegno che poche mamme riconoscono gli errori alimentari dei figli, e che molti sono i danni che una cattiva alimentazione apportano al corpo di un bambino (problemi cardio-vascolari, respiratori, scheletrici, psicologici, metabolici).

Ciascun relatore ha usato un linguaggio semplice ma rigidamente scientifico, arricchito da aneddoti e fatti connessi all’esperienza professionale, e ha sviluppato il tema dell’obesità infantile nei suoi vari aspetti.

C’è stato anche un dibattito dal quale è scaturita la domanda: qual è la chiave per far cresce bene un bambino? E’ l’amore accompagnato dall’informazione e dall’esempio, perché né la dieta (come costume quotidiano) né l’attività fisica (come relax-condivisione-allenamento all’aria e al sole) possono essere realizzati dai figli, se gli stessi genitori non li vivono come cosa utile e necessaria per una vita sana.

E allora? E’ la donna-madre che col figlio o la figlia fa la spesa, dopo aver previsto cosa comprare, escludendo cibi e bevande dannose. Con loro la mamma o il papà cucinano per rendere il pranzo o la cena un momento costruito insieme e per l’utilità e il piacere di tutti in famiglia.

Si sa, si chiede troppo alla scuola e alla famiglia, ma con semplici regole si possono ottenere risultati permanenti.

Tutto passa dalla consapevolezza degli educatori e dei genitori che, con l’aiuto dei professionisti della salute, imparano a gestire il ciclo del cibo per sé e per i bambini.

Si è detto che prevenire è meglio che curare e l’educazione alimentare ha proprio lo scopo evitare il sorgere di problemi di salute che poi affliggono il bimbo e la famiglia. Scuola e famiglia sono i luoghi privilegiati per l’apprendimento.

Anche la nutrizione può essere insegnata con tecniche accattivanti che sfruttano il libro, il fumetto, il cartone animato, il metodo interattivo del computer, il gioco o la semplice parola, il racconto (e di materiale didattico ce n’è abbastanza).

Se la scuola opera per l’intero gruppo classe con le sue tecniche e le sue mete, la famiglia opera dettata dall’amore e dall’urgenza di tale, che non è solo a beneficio di un singolo, ma appartiene a tutta la famiglia.

Il bimbo, in sostanza, non va lasciato solo nelle sue scelte.

Interessante è stato nel convegno il riferimento alla filosofia: Ludvig Feuerbach, filosofo tedesco dell’Ottocento diceva per esempio che l’uomo è ciò che mangia, ad indicare non solo il senso materiale della frase, ma anche l’aspetto simbolico, perché il cibo identifica spirito e cultura di un popolo.

E’ venuto alla luce, nell’esposizione del dott. Marini, anche l’aspetto ereditario del problema alimentazione, per cui non solo l’ambiente, ma anche ciò che si mangia, si instaura come patrimonio genetico per le generazioni future, anche con gli eventuali errori nella nutrizione.

Mi piace concludere con proverbiale consiglio degli esperti: che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo!
Liù Frascà