Altalenando, gli ospedali in Calabria

Gli interventi della rubrica “Altalenando” sono curati dall’Adic, l’associazione donne insegnanti calabresi

Gli interventi della rubrica “Altalenando” sono curati dall’Adic, l’associazione donne insegnanti calabresi

“I dieci comandamenti” è il titolo di un programma che RAI 3 manda in onda la domenica in seconda serata.

il buon caffè della Piana il buon caffè della Piana il buon caffè della Piana Ape maia

Tratta quasi sempre di situazioni non buone che vi sono in Italia.

Domenica 25 Novembre è toccato alla Calabria.

Il reportage ha presentato un panorama della sanità in Calabria veramente disastroso.

L’itinerario si è snodato nelle varie province toccando numerose cittadine dove sono stati costruiti ospedali, destinati a diventare centri di eccellenza per l’organizzazione della struttura e perché dotati di attrezzature all’avanguardia, ma che purtroppo non sono mai stati inaugurati, anzi lasciati allo sciacallaggio più selvaggio.

I telespettatori sicuramente sono rimasti sconcertati nel vedere il degrado esistente: infissi divelti o con vetri rotti, porte smantellate, impianti di riscaldamento distrutti, ringhiere delle scale staccate, senza parlare poi del luridume sui pavimenti.

In alcuni addirittura si vedevano i segni lasciati da qualche temporaneo abitatore.

Questi ospedali erano stati progettati per servire un bacino di utenza molto vasto, per snellire i ricoveri, per evitare ai malati di dover andare altrove per curare anche le patologie più comuni.

I nosocomi più grossi oggi devono sobbarcarsi di tutti i pazienti che necessitano di cure ospedaliere con un grande intasamento che genera ritardi insopportabili nel trattamento dei malati e non sempre ci sono i mezzi per curare le patologie più complesse.

Il giornalista inviato ha intervistato numerose persone sia amministratori che semplici cittadini e tutti hanno manifestato la loro rabbia verso questo stato di cose intollerabile, essendo stati spesi fiumi di soldi pubblici per poi vedere distrutto un bene così importante per la società.

Abbiamo seguito una famiglia nel suo viaggio verso Roma per far curare il proprio figlio decenne per un tumore primitivo al fegato, diagnosticato in Calabria, ma dove i medici, per mancanza di mezzi, avevano dovuto indirizzare il ragazzino al “Bambino Gesù” di Roma.

Partenza dalla provincia di Crotone a bordo di una macchina di media cilindrata, viaggio di almeno sette ore fino alla capitale, alloggio presso una struttura di accoglienza per famiglie e il giorno dopo ingresso all’ospedale Bambino Gesù.

La famiglia si sposta al completo portando anche una bimba di pochi anni che in momenti più difficili ha dovuto lasciare ai nonni.

L’ospedale che li accoglie è efficiente, il personale veloce nello smaltire le pratiche d’ingresso, gli esami diagnostici immediati e fatti con cura; poi si passa alla visita vera e propria da parte di un professore maturo, esperto, affettuoso col piccolo paziente e rassicurante con i genitori.

Assistiamo naturalmente ad uno dei tanti controlli a cui il bimbo deve sottoporsi periodicamente dopo l’intervento chirurgico.

Poi si riparte, stessa strada, stesso tempo, se tutto va bene e se non ci sono interruzioni sul percorso da fare, e finalmente rientro al paese, stanchi ma non avviliti perché il responso è stato soddisfacente, ma quanta fatica, quanti sacrifici, quante spese!

La domanda che mi sono posta guardando il filmato è la stessa di sempre, perché una famiglia come questa, e chissà quante ve ne sono, deve affrontare la malattia del proprio figlio, che già di per sè è una verità straziante da accettare, con tali disagi, quando si potrebbe avere, fatta la diagnosi, un intervento o una terapia in sede, dove si puo’ godere della partecipazione dei familiari più intimi, del sostegno degli amici, stare nella propria casa dove il malato trova più calore e tranquillità.
Mi chiedo ancora perché nella nostra terra di Calabria non possano sorgere ospedali come quello pediatrico di Roma, perchè non siamo considerati terzo mondo e quindi aiutati alla stessa stregua.
Abbiamo poche strutture valide e molte fatiscenti, poche strade e spesso rovinate, pochi operatori sanitari perché il cosiddetto piano di rientro non permette di assumere o di sostituire chi è andato in pensione e allora siamo o no un terzo mondo? Al meno la Chiesa che ci venga incontro, costruisca un grande ospedale in Calabria, sarebbe la cosa più giusta da fare per dare al nostro popolo un po’ di respiro e di dignità.

Mara Ardissone