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Aldo Alessio chiede una commissione di indagine sull’inceneritore

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interno dell'inceneritore
interno dell’inceneritore
GIOIA TAURO – “Una Commissione d’indagine per accertare le eventuali responsabilità di gestione e manutenzione” dell’inceneritore di Gioia Tauro.

E’ questa la richiesta pubblica, avanzata da Aldo Alessio alle istituzioni competenti.

L’ex sindaco di Gioia Tauro in una lunga nota diffusa alla stampa sulla questione dell’inceneritore ha puntato il dito contro l’intera classe politica calabrese. «Le problematiche del termovalorizzatore – scrive Alessio – sono l’indice del fallimento dell’intera classe politica calabrese che si è fatta commissariare sull’emergenza rifiuti sin dal 1997. L’attuale impianto del termovalorizzatore – prosegue – che presenta tutta una serie di carenze strutturali e impiantistiche, necessita di una messa in sicurezza finalizzata soprattutto a garantire l’incolumità dei lavoratori e la salute dei cittadini».

aldo alessioScrive ancora l’ex sindaco: «in nome di quella benedetta trasparenza è possibile conoscere i verbali di ispezione dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Arpacal, dell’Ufficiale Sanitario, del passaggio di consegne avvenuto tra la Veolia ed Ecologia Oggi, e di quant’altri soggetti istituzionali hanno responsabilità e il compito di verifica e di controllo dell’impianto?».

Alessio, che il prossimo anno potrebbe essere uno dei candidati a sindaco, attacca anche il cda della Iam, società che gestisce il depuratore. «Ho letto – scrive – e, nonostante siamo politicamente su sponde opposte, faccio interamente mia, la nota di Anna Maria Stanganelli, Componente dell’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia, sulla vicenda del depuratore. Dobbiamo prendere atto – afferma – del totale fallimento sia di chi ha responsabilità di gestione dell’impianto che dei componenti il Consiglio di Amministrazione della Iam, che, a mio avviso, vanno tutti integralmente sostituiti perché hanno dimostrato la loro incapacità di gestione, di programmazione e di risoluzione delle problematiche oramai quindicennali derivanti dalla cattiva gestione dell’impianto di depurazione».

Alessio, infine ha solidarizzato con Mario Misasi, un lavoratore dell’inceneritore che, essendo creditore di numerose mensilità, sarebbe stato licenziato perché non aveva i soldi della benzina per andare a lavoro. «Siamo alle comiche – scrive Alessio – Adesso i “Padroni” pretendono persino che i lavoratori lavorino senza stipendio e che magari debbano recarsi in banca per chiedere un finanziamento o un mutuo finalizzato all’acquisto della benzina necessaria per raggiungere il posto di lavoro! Ma, siamo veramente tutti impazziti!».
Lucio Rodinò