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Varia-Unesco, un percorso “dal basso”. «La politica locale non può e non deve intestarsi alcun merito»

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La Varia di Palmi, con le feste della Rete delle grandi Macchine a spalla italiana, è patrimonio UNESCO dal 2013 con una candidatura indicata dal Comitato Intergovernativo come “esempio, modello e fonte di ispirazione”.

Il riconoscimento Unesco della Varia di Palmi ha avuto origine nel 2005, quando la dottoressa Patrizia Nardi propose un progetto di valorizzazione e promozione delle feste alle comunità e alle amministrazioni di Palmi, Sassari, Viterbo, Gubbio e Nola che fu recepito nel protocollo di Nola – che sarebbe stato rinnovato nel 2016 – e partì operativamente da Palmi con i  “I Giochi delle 5 Città”, che per la prima volta riunirono tutte le comunità in una stessa città.

Il progetto ebbe la brillante e lungimirante idea di accomunare lo spirito di alcune tra le più belle feste celebrate in cinque regioni italiane e di declinare la cultura della tradizione mediterranea attraverso la condivisione dei rituali dei Ceri di Gubbio, dei Gigli di Nola, dei Candelieri di Sassari, del Trasporto della Macchina di Santa Rosa di Viterbo e della “nostra” Varia.

L’importanza delle feste e la capacità delle comunità espressa in anni di attività condivise con il coordinamento tecnico-scientifico della Rete, indusse Patrizia Nardi a proporre un iter di candidatura che si sarebbe rivelato nel tempo un percorso d’eccellenza.

Nel 2007 lo Stato Italiano aveva, infatti, ratificato la Convenzione Unesco del 2003 per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale che istituiva una Rappresentative List dove, in seguito ad un percorso di candidatura e su richiesta consapevole delle comunità di patrimonio – e non delle istituzioni che hanno invece il compito di accompagnare e sostenere con atti concreti le loro comunità nelle azioni di salvaguardia- vengono iscritti i Patrimoni meritevoli di tutela.

Nel 2010, anno in cui si lavorò per mettere a punto il dossier, per vicissitudini che abbiamo descritto ed espresso in molte sedi, la Varia corse il rischio concreto di restare fuori da questo processo, ciò che avrebbe fatto perdere un’importante opportunità alla Città.

Intervenne perciò la “comunità” che si fece carico della catalogazione della festa, azione propedeutica alla candidatura: fu il Comitato Cittadino “11 Gennaio 1582” a muoversi per primo in funzione suppletiva, finanziando in larga parte le spese necessarie alla catalogazione della Varia, coinvolgendo poi la Città e altre tre associazioni palmesi – Associazione Per Palmi, Sodalizio della Varia e Associazione ‘Mbuttaturi della Varia – ciò che consentì di continuare sul percorso tracciato e di poter assicurare anche alla Varia di Palmi lo straordinario approved che sancì l’iscrizione delle feste della Rete nella prestigiosa Rappresentative List del Patrimonio Culturale Immateriale.

Questa è in sintesi la storia del riconoscimento Unesco, del quale nessuna delle amministrazioni comunali palmesi che si sono succedute negli anni se ne può e se ne deve intestare il merito.

Tutti quanti siamo stati preziosi, ognuno nel proprio ruolo, ma il processo che ha portato a far conoscere la Varia in tutto il mondo  deve essere chiaro a tutti, altrimenti si rischia di confondere i nostri interlocutori e chi ci ascolta o ci legge.

Essere Patrimonio UNESCO significa assumersi delle responsabilità e mettere in atto le azioni necessarie per tutelare l’identità di una comunità e per far sì che quel patrimonio possa servire a far crescere e progredire quella comunità e il suo territorio. I Patrimoni UNESCO non vanno strumentalizzati, non vanno commercializzati, né decontestualizzati. È solo questo che ci chiede l’UNESCO in cambio di un’avventura che auguriamo alla Città possa durare per sempre.

Noi, come associazioni che hanno sottoscritto la candidatura in quanto portatori d’interesse e soggetti di salvaguardia, guardiamo e chiediamo programmazione e progettualità condivisa, apertura, dialogo costruttivo, da sviluppare insieme al coordinamento tecnico-scientifico della Rete, ai soggetti istituzionali territoriali e nazionali, alle comunità gemelle.

È questo modo di lavorare che ha fatto sì che l’elemento Feste della Rete diventasse uno dei più significativi tra tutti i riconoscimenti Unesco al mondo. È in questa direzione che vogliamo continuare ad andare.

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