Un cammino di fede dedicato a San Fantino

L'idea è racchiusa in un volume di Giuseppe Spinelli, che sarà presentato domani a Palmi, nell'Auditorium dell'Istituto Agrario

Il più famoso è quello di Santiago, ma di cammini di fede, in Europa così come in Italia, ve ne sono di diversi, ciascuno con la propria storia e le proprie peculiarità. Si percorrono per conoscere e capire meglio sé stessi, per riscoprire il tempo e lo spazio, fermandosi ed allontanandosi per un po’ dalla frenesia di tutti i giorni.

Anche la Calabria ha adesso un suo cammino: è nato un ad un percorso che da Siracusa porta a Roma, attraversando Reggio Calabria e Pozzuoli, lungo l’antica via romana Annia Pompilia, che si ricongiunge alla via Appia creando una via Francigena del Sud.

British Scrivici Ape maia Scrivici

L’idea è nata tre anni fa da Mario Rizzoli e Stefania Luci del Centro Studi Cova di Legnano.

Il cammino di fede che il gruppo propone è stato titolato a San Fantino, il primo santo calabrese accertato su documenti storici del III-IV secolo. Fantino era un cavallaro, un servo mandriano che accudiva ai cavalli di un padrone, aiutava i poveri a coltivare la terra utilizzando i cavalli che gli erano affidati.

Oggi rimane una cripta scoperta casualmente negli anni Cinquanta del secolo scorso e una chiesa a lui dedicata, ricostruita nel XVI secolo da Carlo Spinelli, duca di Seminara, sull’antica basilica bizantina; la cripta e la chiesa si trovano a Palmi, in località Taureana.

Un cammino di fede, oggi, per un territorio come il nostro rappresenta una fonte di economia ed un’attrazione, capace di richiamare pellegrini da ogni dove, a cui far conoscere non solo il cammino in sé e la sua storia, ma anche le bellezze di un luogo di raro fascino.

Un percorso che mette insieme culture diverse da vivere, ognuna con le sue peculiarità nel mosaico della storia che qui, specie in Campania, Lucania e Calabria si trovano, non pienamente valorizzate e di cui pochi conoscono l’esistenza.

Basti pensare, solo per rimanere nell’ambito dell’anello ‘Vallis Salinarum’ del “’u caminu ‘i San Fantinu”, ai resti della città di Taureana, alla cripta di San Fantino, alle tracce dei monasteri bizantini, alla città d’arte di Seminara con le sue statue rinascimentali e la fede antica della Madonna Nera, al Tracciolino: un percorso mozzafiato con vista sullo stretto e le Isole Eolie, alla città di Palmi con il culto della Madonna della Lettera, a Rovaglioso e la cala di Oreste, fino a ritornare alla Tonnara e alla chiesa di San Fantino. Chiudendo così l’anello.

Si percorre a piedi, lungo strade spesso dimenticate dall’incuria dell’uomo ma che un tempo erano percorse come nastri di pietra lavorata, o di ciottoli o di terra battuta che collegavano lungo il versante ovest dell’Appennino, Roma al profondo Sud. La strada come unione, le montagne come cerniere, i ponti  e i guadi come passaggi.

Di questo e di molto altro parla il volume di Giuseppe Spinelli “Tuttu nasciu mi finisci ‘nta nu libru”, che sarà presentato domani 17 Dicembre nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Agrario di Palmi. La presentazione sarà introdotta e moderata da Lucio Rodinò, giornalista e direttore di Inquieto Notizie; saranno presenti le dirigenti scolastiche Laura Laurendi dell’Einaudi-Alvaro”, Maria Domenica Mallamaci del “Pizi”, Marina Militano del comprensivo “De Zerbi-Milone” e Claudia Cotroneo del comprensivo “San Francesco-Minniti”.

Saranno presenti i sindaci di Palmi e Seminara, Giuseppe Ranuccio e Carmelo Arfuso. Interverranno Giuseppe Papalia, direttore della Biblioteca Diocesana Oppido-Palmi; Fabrizio Sudano, funzionario archeologico Sabap; Giuseppe Zimbalatti, direttore del dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea e Giuseppe Spinelli, autore del volume.

«Il giorno è per assaporare i profumi della terra e gioire dei colori degli arcobaleni e la notte è invece il tempo per guardare dentro di sé e, immersi nel cielo stellato, capire la piccolezza dell’uomo. Forse è questo il segreto nascosto della nostra vita», scrive Giuseppe Spinelli, autore del volume “Tuttu nasciu mi finisci ‘nta nu libru”, nella parte del libro che ha curato come CSEAAM e sponsorizzato come “Agriturismo Maria Sofia di Borbone”.

Il libro vuole essere la prima pietra di un lungo muro costruito da tanti attori, similmente all’antica facciata della chiesetta di San Fantino e propone come continuare il progetto di una via Francigena occidentale; contiene spunti di riflessione, sguardi su fede e preghiere nascoste, finestrelle di conoscenza sulla cultura locale, sulla storia, sull’artigianato, sull’evoluzione del paesaggio insieme a gocce di consapevolezza della dignità che noi meridionali stiamo riconquistando.

The studio wedding Lab
The studio wedding Lab
The studio wedding Lab
The studio wedding Lab