Transumanza

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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La sua fu una rivolta contro il mondo moderno.

Rappresentava una nota stonata nell’epoca della pulizia maniacale, dei profumi d’alta moda e del telelavoro.  Giorni, stagioni, terre nuove in cerca di erba fresca, pioggia, vento, erano gli elementi di una liturgia che lo rendeva felice.

Si alzava presto al mattino per portare le pecore al pascolo. Lì, vicino al Nuraghe di Carbonia, simbolo per eccellenza dell’antica e forte Civiltà che aveva abitato quella terra nel passato.

E proprio il forte legame col passato, spinse Edoardo  a portare avanti  l’antica tradizione di famiglia. Ricordava ancora, dai racconti del nonno, la pratica che veniva effettuata sul finire di settembre, la transumanza, che è nella storia della Sardegna un fenomeno denso di significato e contenuti.

Appena sveglio, gettava spruzzi di acqua per stimolare le mucche, affinché potessero dargli il tanto latte sperato… e così, cominciava la giornata, canticchiando e sperando di ricevere i migliori frutti.

Conosceva bene le sue amate pecore e mucche. Vi si era, oramai, affezionato.

«Se mi innamoro, sarà di una ragazza che ama il mio lavoro», ripeteva a qualcuno.

Beh, era difficile, resistere al fascino di Edoardo. Era un gran bel ragazzo! Alto, capelli ricci e biondi, occhi verdi.

«Se tutti i pastori fossero così, avremmo tante giovincelle al pascolo, in queste pianure deserte», gli disse, un giorno, la signora Giovannina, che quasi tutte le mattine si recava presso la fattoria per acquistare il suo formaggio fresco.

Edoardo era un giovane dedito al lavoro: manteneva, rigorosamente, l’impronta del nonno e del padre.

Aveva in testa la voglia di costruire un agriturismo e, dopo, sposarsi ed avere dei figli, ai quali trasmettere la sua stessa passione. Fare il pastore costava enormi sacrifici. Lavorare al freddo, sotto la pioggia o con un caldo afoso, non era la stessa cosa del lavorare dietro ad una scrivania.

Il pastore vive con le sue pecore e con esse varca altre terre, batte altre strade, abita altri campi, con discrezione. Si, perché, “gli animali puzzano” – dicono – e a qualcuno potrebbe dar fastidio.

Per Edoardo, quell’odore era solo un segno d’appartenenza… d’amore.

La vita è una somma di mille passaggi.

Lui – a differenza di molti giovani che non hanno mete, che non sanno dove stanno andando, né perché – aveva già scelto.

Spostarsi con le sue pecore, rimanendo nell’isola ad osservare le poche ed ultime transumanze, in ricordo del nonno.