Schiavone: a Gioia gli amministratori sono su un terreno minato

L'intervista all'ex vicesindaco della città che in qursti giorni ha aderito al Movimento Nazionale per la sovranità

Rosario Schiavone
Rosario Schiavone

Aldo Alessio, Francesco Toscano e Nicola Zagarella. Sono questi, per ora, i candidati a sindaco di Gioia Tauro.

Alessio è stato il primo ad annunciare la sua ricandidatura alla guida della città, seguito, nei giorni scorsi, dall’ex consigliere comunale Zagarella e da Toscano, assessore alla Cultura della passata amministrazione Pedà.

Appare scontato che ai tre già in corsa se ne aggiungeranno altri. Messa da parte l’eventualità di una grande coalizione, in atto le altre forze politiche gioiesi stanno lavorando per individuare figure che possano avere i requisiti per cimentarsi nella competizione elettorale.

Sugli scenari politici che si stanno profilando nella città del porto, abbiamo sentito Rosario Schiavone, promotore di quella idea della grande coalizione e che, giorni addietro, ha aderito al Movimento Nazionale per la Sovranità di Alemanno e Storace.

Rosario Schiavone, circolano voci su una sua possibile candidatura a sindaco.
«Ho ricevuto diverse sollecitazioni. Penso, però, che la città meriti una riflessione attenta e pacata. Dall’ultima gestione amministrativa sono emerse delle discrasie tra quello che è un sistema elettorale, che penalizza la qualità amministrativa, rispetto a quelli che dovrebbero essere i modi per comporre le liste e i criteri per la formazione delle maggioranze. Si dovrebbe organizzare una compagine capace di perseguire un obiettivo che non sia il mero programma elettorale, bensì l’individuazione di alcune priorità, da realizzare nel medio e nel lungo termine. Un primo intervento dovrebbe riguardare la viabilità, quindi i parcheggi e quant’altro. Poi ci sono dei criteri base, ai quali ogni candidato dovrebbe attenersi. Oltre a quelli etici, già da me adottati nella precedente competizione, è necessario puntare sulla qualità dei candidati stessi».

Da quale idea muoveva la sua proposta di una grande coalizione? Quali erano le prospettive che aveva individuato?
«Devo precisare che, prima di sfiduciare il sindaco Pedà, ci sono stati tre mesi di discussione. In quest’arco di tempo avevo maturato l’idea di trasformare l’annunciata sfiducia al primo cittadino in un vero e proprio progetto politico. Il mio intento era, più precisamente, quello di individuare tra i consiglieri di minoranza – e, per così dire, quelli della maggioranza dissidente – una figura che potesse rappresentare la sintesi di un nuovo e comune percorso politico. Avevo dunque pensato ad Aldo Alessio, che era apparso disponibile. Non so se abbiano influito le ultime vicende giudiziarie, riguardanti pezzi della macchina burocratica del Comune e una parte del tessuto imprenditoriale della città, ma sta di fatto che Alessio ha preferito candidarsi con Città futura, ritenendo non maturi i tempi per l’attuazione della mia idea. E’ un’opinione, la sua, che non ho condiviso. In alternativa, Alessio ha proposto di riconoscerci come avversari e non come nemici, individuando punti importanti su cui lavorare tutti insieme».

Quali sono le sue valutazioni sulla prossima campagna elettorale, tenendo conto dei complessi scenari che si sono aperti alla luce delle ultime indagini della Dda?
«La cosa sconvolgente che deve farci riflettere è che, nonostante due scioglimenti per infiltrazioni mafiose, da quello che emerge dalle ultime indagini sembra che a Gioia Tauro non sia cambiato nulla da vent’anni a questa parte. C’è da chiedersi, quindi, in che condizioni si trovi, oggi, la città. Siamo su un terreno minato, per cui un amministratore non sa dove mettere i piedi, in quanto può ritrovarsi tra proiettili e manette. Qui, secondo me, ci vorrebbe una commissione di accesso, non a seguito dell’operato di un’amministrazione, ma per accompagnare gli amministratori in un percorso di bonifica degli uffici e del territorio».

Una delle sfide è quella della partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica e sociale della comunità. Quali percorsi pensa siano opportuni per coinvolgere la società civile, a partire dall’associazionismo?
«La città per risorgere ha bisogno di una leva, che non può essere solo quella economica. Occorre una dimensione culturale, spirituale, identitaria, che è proprio ciò che manca storicamente in questa città, per ragioni antropologiche. Malgrado queste complessità, Gioia Tauro cresce rispetto ad altre realtà della Piana e della Calabria, grazie alla sua strategica posizione. Tornando alla sua domanda, ritengo che, fino a ora, non ci sia stata la dovuta attenzione nei confronti dell’associazionismo da parte delle istituzioni, nel senso che queste ultime non hanno saputo valorizzare le risorse locali, siano esse riferite alla cultura, all’arte o allo sport. In ogni caso, per adesso, è necessario affrontare le emergenze, che sono quei servizi essenziali da garantire alla cittadinanza».