Rosarno, “A di Città”: La Street Art di Domenico Romeo anticipa l’inizio del workshop

0
807
L'opera di Domenico Romeo

L'opera di Domenica Romeo
ROSARNO – Ha anticipato di un mese esatto, Domenico Romeo, artista originario di Palmi, la propria partecipazione al  “Festival della Rigenerazione Urbana” della città di Rosarno, organizzato dai ragazzi di “A di Città”, lasciando un segno della propria “Street Art” su uno dei grigi muraglioni che reggono il peso di piazza “Mercato”.

Questo straordinario artista, che attualmente vive e lavora a Roma, «muovendosi trasversalmente in vari ambiti delle arti visive», ha dovuto anticipare il proprio intervento al workshop per via di impegni che lo tratterranno dal 22 al 29 settembre 2013, «settimana nella quale la cittadina medmea ospiterà circa 70 studenti universitari provenienti da tutta Italia, 20 Urban Artist (tra cui Guildor, Fra Biancoshok, BR1, 3ttman, Luzinterruptus, SpY, Elfo, The Wa, Achille), vari tutor provenienti da diverse città europee, 2 compagnie di teatrodanza (“SenzaConfiniDiPelle” e “Tardito/Rendina”), 3 collettivi di architetti e designer (“DettoFatto”, “Studio SuperFluo” e “Collectif ETC”) oltre a vari sociologi, antropologi e paesaggisti.

Domenico Romeo, la cui produzione si avvale «di simboli grafici ricercati, che danno origine sia a silhouette di animali, sia di volti umani», ha lasciato la sua firma su uno dei posti più grigi e tristi della città: il muraglione di via “Sottotenente Gangemi”, disegnando una enorme piovra bianca su sfondo nero.

Il lavoro dell’artista ha immediatamente attirato l’attenzione della cittadinanza, che si è divisa in due fazioni: in molti hanno apprezzato l’abbellimento artistico, ed il via vai di curiosi muniti di macchine fotografiche o smartphone  ne conferma a pieno il trend positivo; gli altri, appartenenti alla corrente di pensiero dei “dietrologi”, invece, hanno subito visto del marcio nella “Street Art” proposta dal giovane, accusato di «aver accostato una piovra, simbolo per antonomasia della mafia al (buon) nome di Rosarno, continuando nell’opera di demonizzazione ‘ndranghetistica cominciata dall’attuale amministrazione comunale».

La piovra di Romeo, invece, «nasce in virtù del fatto che essa era un motivo ricorrente nell’arte della civiltà mediterranea». I capolavori di questo artista, come egli stesso ci ha tenuto a precisare, «nascono dai sogni» ovvero «dal ricordo confuso di ambientazioni e personaggi generati dal suo mondo onirico», come egli stesso ha affermato più volte. La sua produzione «si avvale sia di simboli grafici ricercati, una ricerca tutta incentrata sul segno e sulla sua simbologia, riallacciandosi a contesti molto lontani nel tempo, come le miniature medievali, ma anche all’attuale propensione di alcuni giovani artisti verso un attento studio della calligrafia».

Niente a che vedere, quindi, «con occulti disegni politico-amministrativi», hanno fatto sapere i giovani di “A di Città”, i quali, dopo aver reso dotti i cittadini presenti alla realizzazione dell’opera circa la differenza che intercorre tra la “Street Art” ed i “Graffiti”, si sono comunque detti «contenti del fatto che di questo lavoro se ne stia parlando molto, sia nelle piazze reali che in quelle virtuali. Significa che l’arte, in un modo o nell’altro, riesce sempre a scuotere le coscienze».

Nello spiegare, infine, gli obiettivi che si prefigge il workshop di lavoro 2013 («rivalutare ed arricchire il patrimonio artistico e culturale del paese, potenziare la dotazione di aree pubbliche o di uso pubblico, per attività culturali o legate al tempo libero, attuando il concetto di “città attiva”, indagare il ruolo della dimensione urbana nella vita dei cittadini e della città di Rosarno e approfondire le problematiche della rigenerazione urbana»), i ragazzi, dandosi appuntamento a settembre, hanno rassicurato i presenti dicendo che «la base di partenza per i lavori comprenderà le impressioni dei cittadini, le loro memorie e altri contributi raccolti nei mesi precedenti attraverso le assemblee di quartiere e le varie iniziative del progetto A di città».

Francesco Comandè