Ricercato per traffico internazionale di droga: arrestato il latitante Domenico Romeo

Il 30enne, latitante dal luglio scorso, si nascondeva in un'abitazione di Sant'Eufemia d'Aspromonte

Era ricercato dallo scorso mese di luglio, da quando aveva fatto perdere le tracce di sé appena saputo di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a suo carico, emessa dalla DDA di Genova.

La latitanza di Domenico Romeo, 40 anni, è finita domenica mattina all’alba, quando i carabinieri della Compagnia di Palmi, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Genova e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, lo hanno raggiunto nell’abitazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, dove si trovava in compagnia della moglie, del figlio e di altri familiari.

I militari hanno fatto irruzione nell’abitazione dopo aver cinturato l’area attorno alla casa, per evitare che alla vista delle forze dell’ordine Romeo fuggisse; una volta aperta la porta, l’uomo non ha opposto alcuna resistenza e si è consegnato ai carabinieri.

La figura di Domenico Romeo è emersa nel corso di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Genova, denominata “Buon vento genovese”, sul traffico internazionale di cocaina proveniente perlopiù dalla Colombia e gestito – ritengono gli inquirenti – dal clan di ‘ndrangheta Alvaro di Sinopoli, a cui Domenico Romeo sarebbe affiliato.

 
Nel corso delle indagini, svolte dalla Guardia di Finanza ligure in cooperazione giudiziaria internazionale con le autorità spagnole, francesi, colombiane e statunitensi, sono stati sequestrati nel porto di Genova 368 chili di cocaina purissima, corrispondenti ad un valore di circa 100 milioni di euro, e catturati tre uomini ritenuti complici di Romeo, dopo una ricerca su scala internazionale.

L’arresto di Romeo è stato possibile grazie alla cooperazione tra diversi reparti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, che hanno collaborato  nelle attività volte alla ricerca e alla cattura del latitante che si era rifugiato proprio nel territorio aspromontano storicamente controllato dall’agguerrita cosca dei “signori della montagna”, dove è stato però scovato grazie alla capillare presenza dell’Arma e alla determinante specificità dello ”Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria”, in grado di operare in difficili contesti come quello aspromontano.