HomePoliticaPolistena, la carica del Pci contro Policaro e Giancotta

Polistena, la carica del Pci contro Policaro e Giancotta

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Di Giuseppe Campisi – «A Policaro auguriamo di risolvere le problematiche familiari, ancora identiche, per le quali si è dimesso appena un anno fa».

Un post social al vetriolo sulla pagina del Pci polistenese è stato il controcanto alla conferenza stampa che ha sancito il passaggio dei due ex amministratori Marco Policaro e Antonella Giancotta nelle fila del Pd creando non pochi mal di pancia alla base comunista per una scelta ritenuta quantomeno ambigua e che richiama le vicende giudiziarie a carico (ed ancora in attesa di giudizio, nda) di alcuni familiari dell’ex sindaco a seguito dell’operazione Faust per la quale, benché lui fosse assolutamente estraneo ai fatti, scelse la via delle dimissioni.

«Finalmente – scrivono i dirigenti della locale sezione, che proprio pochi giorni addietro ha rinnovato il direttivo eleggendo Fabio Racobaldo nuovo segretario – si comprendono le vere ragioni del suo silenzio di questi mesi. Nel mentre prima e dopo la campagna elettorale i nostri avversari lo tiravano continuamente in ballo, lui taceva per creare, a noi, una condizione di svantaggio», è stata la sintesi politica che addita Policaro – in poco più di un anno passato dall’essere, per gli ex compagni, da delfino difeso e sempre osannato a sleale opportunista da deplorare – una equivocità addirittura dannosa.

Ed ancora: «È uscito dall’ambiguità, troppo male però, demolendo il valore delle sue dimissioni come gesto di sfida alla ndrangheta. Fossimo in lui proveremmo un certo imbarazzo ad affiancarci o ricevere applausi da una platea composta in massima parte da esponenti del Pd vecchio stampo” hanno sussurrato dalla sezione con un rimbrotto arrivato neanche tanto velatamente e che ha rispolverato vecchie ruggini ed antichi dissapori tutti interni a quella matrice di sinistra ottantottiana post congressuale la cui alchimia occhettiana disciolse, duttilmente per alcuni, tragicamente per altri, il Pci in Pds, poi Ds-Margherita e quindi, per arrivare ai giorni nostri, in Pd, lasciando sul terreno una galassia di micro-sigle rosse, litigiose e dal nostalgico passato con la missione impossibile da accordare. D’altra parte, era inevitabile che la scelta dei due, divenuta pubblica e definitiva, provocasse qualche scossone in quel di via Nenni trattandosi di due figure di punta delle precedenti amministrazioni comuniste che hanno deciso di intraprendere una, tutto sommato legittima, seconda vita della politica, rimanendo nell’alveo della sinistra moderata – sebbene il Pci polistenese abbia da tempo bollato il Pd come un partito non di sinistra – abbandonando la stretta via della sinistra radicale praticamente scomparsa dai tavoli della politica nazionale ed azzerata nei sondaggi significativi fatto salve alcune sacche di resistenza locale affatto scevre dalla problematica dell’emorragia costante di voti che neanche compassate iniziative per il tesseramento riescono ad arrestare. Il definitivo benservito ai transfughi Policaro e Giancotta, etichettati voltagabbana e trasformisti, decretato nella chiosa finale non lascia quindi spazi a dubbi circa la conclamata rottura politica e, con essa, dei rapporti personali che avvalora la massima, in politica come nella vita, del “nulla è per sempre, tranne i ricordi».

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