L’Autonomia differenziata è legge. Conia: “L’Italia il Paese delle disuguaglianze”

Appello al Presidente della Repubblica: "Non promulghi la legge"

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Michele Conia

«L’Italia una e indivisibile nata dalla Resistenza si avvia a diventare il Paese delle disuguaglianze» ha affermato in una dura nota il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia nella quale ha posto l’accento sulle «enormi differenze oggi esistenti nelle diverse aree del Paese e soprattutto il divario in termini di ricchezza, infrastrutture e servizi». Un Ddl divenuto legge con la votazione decisiva alla Camera potendo contare su 172 voti favorevoli, 99 contrari e 1 astenuto dopo un’estenuante maratona notturna. Conia, da sempre in dissenso con la proposta Calderoli, ha espresso perplessità verso un progetto che tenderebbe ad acuire le disuguaglianze emarginando le fasce più deboli. «Degne di nota – ha riflettuto – le parole del Presidente della Repubblica che ha sottolineato come la separazione tra territori recherebbe gravi danni e che il rilancio del Mezzogiorno sarà di beneficio per tutto il territorio nazionale e auspico che non promulghi la legge in quanto, secondo me, in contraddizione con i diritti costituzionali di cui è garante». Esaurita la fase parlamentare, il sindaco e consigliere metropolitano pensa alla battaglia per fermare gli effetti della legge: «I tempi sono strettissimi, c’è poco più di un mese per la raccolta delle firme che andranno consegnate entro settembre. Non appena il testo della legge sull’autonomia differenziata verrà inserito in Gazzetta Ufficiale le Regioni, entro 60 giorni dalla pubblicazione, potranno fare ricorso alla Corte costituzionale ed esperire la via referendaria. In tal caso è necessario o che cinque regioni lo richiedano oppure che 500 mila elettori firmino un quesito referendario abrogativo della norma». «Giudico ignobile lo scambio tra Premierato e Autonomia differenziata, il cui iter di approvazione sta procedendo parallelamente, e ritengo che il combinato disposto tra Premierato, Autonomia differenziata e riforma della giustizia, sovverta alle basi la nostra Costituzione».