Laureana di Borrello, l’incredibile storia della scomparsa di Pasquale Dimasi

Il gip del Tribunale di Palmi ha respinto la richiesta di archiviazione del pm

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Sulla scomparsa e le cause della morte di Pasquale Dimasi , classe 1965 di Laureana di Borrello, il Gip di Palmi Giovinazzo, ha respinto la richiesta di archiviazione proposta dal pm.

Era il 14 luglio del 2019 quando, all’improvviso, non si ebbero più tracce del Dimasi. Tante ipotesi – poi rivelatesi infondate – dalla “lupara bianca” all’allontanamento volontario. Ipotesi che confliggevano con i primi dati di sopralluogo: documenti lasciati a casa, luce accesa, porta di casa aperta.

Gli inquirenti non riuscivano ad offrire risposte, nonostante le pressanti richieste dei parenti e così, i parenti decidevano di rivolgersi ad un legale. L’ avvocato Domenico Ceravolo, assunte le indagini difensive, decideva di presentare al pm che curava le indagini una memoria dettagliata contenente le “stranezze” che circondavano la vicenda.

Voci correnti lo davano presente presso l’Ospedale di Reggio Calabria, già deceduto. Ma il dato, ad avviso degli inquirenti, non era riscontrato. Altre voci sostenevano che la notte della scomparsa Dimasi si fosse recato presso il guardia medica di Laureana di Borrello, confermando quindi un “percorso” sanitario. Insomma, dopo più di un anno si scopre che Dimasi effettivamente si era recato presso la guardia medica locale. Qui veniva chiamata una ambulanza per un inizio di ictus cerebrale.

Ricoverato in ospedale a Polistena, dopo alcune ore veniva trasferito d’urgenza al GOM di Reggio Calabria per essere sottoposto ad intervento chirurgico. Dimasi decedeva dopo pochi giorni. Veniva ricoverato con il solo cognome “Masso” (così inteso sin dal primo medico intervenuto). Il resto era ignoto. Sarebbe bastato un semplice “viaggio a ritroso”, per accertare che il soggetto era stato prelevato da una ambulanza a Laureana di Borrello e qui dipanare la matassa della reale identità del malcapitato e quindi  risolvere il caso della “scomparsa”.

Ma ciò che ha sorpreso, è stato dovere constatare, dopo accurati accertamenti, che il poveretto era stato seppellito presso il cimitero di Reggio Calabria, in quanto sconosciuto e proveniente da luogo ignoto, sotto il reale nome di Dimasi Pasquale.

Alla fine delle indagini il pm, non ravvisando reato alcuno, chiede l’archiviazione, ritenendo corretto l’intervento di ogni struttura medica interessata. Ma il gip, in accoglimento delle articolate motivazioni depositate dalla difesa delle parti offese ha ordinato che il pm accertasse non solo come sia stato possibile seppellire in un luogo lontano dalla residenza un soggetto come il proprio nome e cognome ma come ignoto, nella assoluta inconsapevolezza dei parenti e, soprattutto, verificare come mai, con un ictus in corso sia approdato presso il GOM di Reggio Calabria, unico centro dedicato a tali emergenze, solo dopo oltre 4 ore dall’insorgere della patologia. Un tempestivo ricovero, forse, avrebbe salvato una vita e, comunque, evitato sofferenze ai parenti per oltre un anno.