La Nina

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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Di arancione voleva colorarsi quella sera. Il sole, adagiato sul suo letto,  emanava un’atmosfera quasi surreale. E  Serafina amava sedersi a quell’ora accanto a “Nina” , la barca che le faceva ricordare il suo caro nonno.

Tornata  da una dura giornata di lavoro, d’improvviso, squillò il telefono.

«Dicono che le sue condizioni di salute stanno migliorando. Presto lo dimetteranno e farà rientro a casa».

Si sentiva, decisamente, sollevata dopo giorni di angoscia. Nonno Anselmo avrebbe potuto partecipare  alle sue nozze. Ma sapeva che il futuro non gli avrebbe riservato altro tempo ancora. Era, quindi, necessario  scoprire la verità che la riguardava. 

Da piccola, ricorda, che il suo nonno le raccontò di aver conservato, in soffitta, alcune foto che le avrebbero svelato la verità della sua famiglia.

Rimasta prestissimo orfana di madre e padre, si prese cura di lei il nonno, tirandola su con enormi sacrifici.

Usciva di casa quando ancora era buio, per andare a pescare con la Nina. Faceva rientro, appena in tempo per il pranzo che nonna Angela  teneva pronto. Ma qualcosa, la tormentava, oramai, da anni.

 «Chi erano i suoi genitori e perché morirono?»

Ogni qual volta, aveva cercato di parlare di ciò, le uniche risposte che riceveva erano queste: «Non ti curare del perché non ci sono più i tuoi genitori, saranno felici di vederti  così bella»

Ma a lei, ciò non bastava.

Un giorno salii sù, in soffitta. Nonno era seduto sullo sgabello, intento a cucire la sua rete da pesca.

«Tiriamo fuori  la verità  prima che sia troppo tardi. Prendiamo le foto e guardiamole insieme. Con voce quasi, tremante e sguardo rattristato, poggiando  la rete a terra, mi rispose: «Era una notte fredda del lontano 1984, tu eri un pargolo, appena nata. Pioveva a dirotto e i tuoi genitori ti stavano portando a casa nostra perché tuo padre doveva partire per delle cure. Non era in perfetta salute. Ci arrivò una maledetta telefonata, nel corso della quale ci venne detto che ci fu un incidente e due signori rimasero feriti, assieme ad una piccola bimba. Corremmo sul posto, accompagnati dal vicino. Io avevo la mia macchina fuori uso in quel momento. Arrivati sul posto, trovammo una scena terribile»

«La mia povera figlia era deceduta sul colpo, mentre tuo padre sopravvisse per qualche giorno ancora. Si avvicinò a me una donna in divisa che ti reggeva tra le braccia. Piangevi a dirotto. Ma eri, miracolosamente, sopravvissuta a quella tragedia. Nonna, per il dolore, svenne subito a terra. Io dovetti prendermi cura di te. Ricordo che ne parlarono molti giornali di quel tempo, e ritagliai tutte le foto. Volevo averle con me senza che tu le vedessi. Mi faceva troppo male vederle. Ma ora che conosci la verità, sei libera di guardarle».

Presi la scatola. La aprii. Vi erano tanti ritagli di giornale, foto dei volti dei mie genitori. Piansi. Rattristata decisi di richiuderla. Faceva troppo male. Abbracciai nonno. Anche se crudele ma era la mia verità. Mi sentii sollevata, nonostante tutto.

Nonno mi lasciò, mesi dopo.

Quando mi rattristavo, scendevo in spiaggia, accanto alla Nina.

Era come la mia cara vecchia amica che mi confortava nei momenti tristi della vita.