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Ilaria Foti, il cuore oltre la musica

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La cantante reggina Ilaria Foti

La Calabria dei talenti, quella che non ti aspetti e quella che, forse, ci mette un po’ a svelare i suoi tesori è poi in fondo quella che ti sorprende con le storie più avvincenti perché fatte di sacrifici silenziosi e tanta caparbietà per raggiungere obiettivi e risultati. Come quella di Ilaria Foti, giovane promessa del canto reggino che, con la musica, ha sposato un vero e proprio progetto di vita esprimendo con l’arte «un modo per scoprire sé stessi». La scintilla l’accende la nonna che, fiutando le capacità della giovanissima nipote, la spinge a non porsi limiti iniziando, quasi per gioco, a imitare gli spettacoli e le performance degli artisti più famosi. Quindi il passaggio alla musica studiata dalla maestra Giovanna, con la prima chitarra e con lei che nota la timbrica di una voce non ordinaria.

Ilaria si cimenta ma «sentivo che mi mancava qualcosa e che lo studio della chitarra non era esattamente quello che volevo» perché il canto, la sua vera passione, l’aveva contaminata fin nel midollo e eseguire brani di musica moderna le veniva naturale quasi come respirare. Una prova di canto, con la maestra Daniela Ferraro, le fa comprendere che deve imboccare la strada dello studio serio presso il Conservatorio di Reggio Calabria dove, per circa due anni, si dedica alla lirica, unico indirizzo di canto allora disponibile. Ma è con una masterclass di canto rock-blues ed una visita foniatrica che arriva la svolta. Chiusa anticipatamente l’esperienza al Conservatorio reggino incontra il maestro Franco Dattola con cui prosegue la collaborazione agli studi e, poi, finalmente la laurea triennale presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali di Nocera Terinese. Il mondo teorico che si fonde con la pratica più coinvolgente del canto libero e liberatorio mettendo a regime la sua voce, potente, limpida e vibrante, ovunque ne abbia la possibilità, pub, piazze, rassegne arrivando a vincere, nel 2022, il concorso “Bussola Oggi” presso lo storico locale “La Bussola” di Focette a Marina di Pietrasanta, dove hanno trovato spazio sul palco, tra gli altri, Mina, Gino Paoli, Vanoni, Celentano, De Andrè e Loui Armstrong solo per citarne alcuni. Un punto di partenza, non già di arrivo per una giovane cantante che di stoffa ne ha da vendere e che, nel frattempo, oltre l’intenzione di conseguire la magistrale al Conservatorio e perfezionarsi vocalmente, ha continuato il suo percorso artistico provando a sfondare la stretta porta dei talent (con l’esperienza delle audition di XFactor a Roma) e trovando sfogo professionale nel mondo del wedding e nelle piazze, accarezzando il sogno di un album tutto suo. «Sono una sognatrice coi piedi per terra – dice, facendo brillare gli occhi azzurri sotto una cascata di ricci rosso ramato arricchiti da un sorriso estroverso che rivela tutta la sua determinazione – e voglio vivere il momento per quello che è, dando spazio alle esperienze» mentre si racconta con autentica genuinità mescolando obiettivi e sogni come quello di «viaggiare con la musica, che è condivisione, scambio di energie» per completare l’osmosi con l’arte e le altre culture. Il successo? «Mi spaventa, non vorrei finire per essere meramente un prodotto a mia volta» aggiunge, illustrando le attuali collaborazioni con due band riattivate dopo un periodo di buio «dove dovevo ritrovare me stessa e il mio percorso».

E se il rimpianto di aver “abbandonato” la chitarra è rimasto un vuoto, lei lo ha saputo colmare sposando il basso elettrico per completare appieno la sua vita musicale «per sentirsi sé stessi e regalare una emozione al pubblico che è la ragione per cui ho scelto di fare musica». Un’artista dinamica e determinata Ilaria – rappresentante di una categoria a cui sarebbe necessario concedere maggiori spazi ed opportunità – che macina chilometri, pentagrammi e testi con le radici piantate in Calabria e lo sguardo curioso rivolto ad apprendere puntato verso il mondo, che ostinatamente crede in quel che fa arricchendo il suo bagaglio esperienziale con il valore universale dei rapporti umani che hanno forgiato quell’originalità «a cui non rinuncerei mai» come marchio di fabbrica di un brand, la sua splendida voce, che fa della musica il passepartout per la concretezza del vivere perché, chiosa, «se non c’è cuore non può esservi musica».