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Il bistrot di via Gucciardi

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La sveglia suonò quella mattina, ma io non avevo voglia di alzarmi dal letto.

Esiste un diritto alla pigrizia ed io ne ero una promotrice. Mi ero stufata delle abitudini quotidiane, fatte di adempimenti e di comandi: in fondo, la vita era bella lo stesso anche fuori da quell’ufficio e lontana da quei visi grigi, schermi ipnotici e sguardi avvelenati da frustrazioni ed in povertà.

Sì! La pigrizia rende più poveri, ma dona una luce nuova: annoiarsi serve alla mente per poter divagare e liberarsi dall’assillo di dover essere sempre sul pezzo.

Il bistrot di via Gucciardi mi salvò, ancora.

Come una sorta di bussola, il caffè mi guidò alla scoperta di ciò che fino ad allora era rimasto dormiente in me: l’amore.

Sembrerà strano, ma il caffè per anni era stato il mio compagno indissolubile. Mi aiutava a superare i momenti di stress e di nervoso, specie in una città come Valencia. E poi, davanti ad una tazza di caffè, venivano fuori sensazioni e verità mai raccontate a nessuno… o per paura o per diffidenza o per non essere giudicati.

«Ristretto e macchiato come al solito?» – mi domandò il cameriere – «Si, stamattina con tanto zucchero», risposi io, ignara di un tizio che al tavolo in fondo, accanto alla porta d’ingresso, mi osservava con aria incuriosita, decidendo che fossi il suo bersaglio per i mesi successivi.

La primavera anticipava.

«Mi permetto di offrirlo io alla signorina dal momento che le è caduto il portafogli e per fortuna me ne sono accorto».

La sua voce fuori campo mi spinse a voltarmi e nel ringraziarlo per il gesto, chiesi se ci conoscevamo. Mi fu detto di no.

Le mattine successive ci incontrammo e iniziammo a raccontarci le nostre vite, in una manciata di minuti. Poi, scappavo.

Non vi è mai capitato di svelarvi davanti ad un aroma? Ecco: vi è un rituale magico da osservare.

Dapprima, aprite la bustina dello zucchero sulla quale è riportata una delle frasi “ad effetto” sulla città (al Bistrot di via Gucciardi, di solito ci sono degli schizzi sugli angoli più belli di città). Mescolate “fin tanto” che lo zucchero si scioglie, un po’ come “quel tempo” necessario per assaporare le difficoltà della vita che pian piano spariscono. Ne apprezzate il gusto per poi iniziare a riordinare i pensieri che frullano in testa. Le conoscenze, a volte, aiutano a mitigare la solitudine e la tristezza della vita di città.

Nel frattempo, la conoscenza con Miguel proseguì, al punto che divenne il mio compagno di caffè, con il quale condividere la pigrizia. Tanta.

Dopo un anno, iniziammo a convivere e a scrivere sceneggiature che proponemmo a diverse compagnie teatrali della città.

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