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“Il Coraggio dei Tre No” presentato alle Terme di Galatro: un racconto di memoria e resistenza

E’ stata presentato Galatro nell’elegante Salone delle Terme, il libro di Nicola Marazzita, Presidente  dell’ANEI, dal titolo “Il coraggio dei tre no”.

L’evento si è aperto con i saluti del dott. Domenico Lione Amministratore Unico Terme di Galatro, che ha sottolineato l’importanza del connubio benessere e Cultura ed in particolare l’importante collaborazione con  la locale Pro Loco.

Subito dopo l’avv. Maria Grazia Simari Presidente della Pro Loco, ha sottolineato l’importanza dell’evento abbinato alla Biennale  Internazionale di Roma 2026.

Il Premio Letterario Galatro è dedicato al Prof. Carmelo Cordiani.

A seguire Pino Franzè ha rimarcato l’importanza dell’evento.

Dopo la lettura di un brano tratto da un’opera del prof. Cordiano; la giornalista Caterina Sorbara  ha subito sottolineato l’importanza dell’opera,  che racconta la toccante storia di Giuseppe Marazzita, internato nel lager XVII A di Kaisersteinbruch,  e che si inserisce nel più ampio contesto della memoria degli Internati Militari Italiani (IMI).

Continuando, la Sorbara ha affermato che l’evento assume un significato ancora più profondo poiché si svolge nell’anno in cui ricorrono gli ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla fondazione dell’ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati). Quest’ultima fu costituita a Torino nell’aprile del 1945 per iniziativa di un gruppo di Internati Militari Italiani, decisi a preservare e tramandare i valori di resistenza e sacrificio maturati nei lunghi mesi di prigionia. Nel 1948, l’ANEI ha ottenuto il riconoscimento di ente morale dello Stato e ancora oggi continua a rappresentare un baluardo della memoria contro ogni tentativo di cancellare la storia di chi ha opposto un fermo rifiuto al nazifascismo.

“Oggi  ci soffermeremo sulla storia di oltre 650.000 giovani soldati italiani che, catturati dai nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, scelsero di dire no alla collaborazione con il Reich e all’adesione della Repubblica di Salò, subendo per questo due anni di durissima prigionia nei lager tedeschi.e Gioia Tauro   è stato  il   Primo Comune d’Italia ad aver istituito l’Albo d’ Oro  degli Internati Militari Italiani(IMI”).

Infine  la  Sorbara ha dialogato con l’autore.

Dal dialogo è emerso che fu il  padre Giuseppe una sera a  raccontare la sua vicenda  “mescolando cibo ed emozioni”.

Gli raccontò dell’’angoscia che si portava dentro.

Gli italiani prigionieri dei nazisti, dopo l’8 settembre, dissero dei “no” e furono trattati come traditori; poi, tornati in Patria, vennero umiliati come collaboratori dei tedeschi.

La storia di Giuseppe Marazzita iniziò  con il  suo arrivo a Nola.

In caserma si trovava bene con i suoi compagni, finchè non furono  catturati e ammassati sui treni merci, “trattati come bestie”; poi il lager, le baracche, l’orrore quotidiano, la fame, il freddo, la malattia. “Una non-vita, una non-morte: un’agonia” .Ma gli IMI seppero dire dei coraggiosi “no”: rifiuto di combattere per i tedeschi e di aderire alla Repubblica di Salò. “Un atto di Resistenza” . Ecco il punto: resistenza non fu solo quella del partigiano che combatté in montagna, ma anche quella del prigioniero di guerra che rifiutò di sparare sugli Alleati anglo-americani.

Giuseppe racconta al figlio anche  di una  ragazza Herta,  che conobbe in quel periodo e di cui si innamorò contro ogni pregiudizio dei commilitoni.

Herta fu per lui  una boccata d’ossigeno.

Al figlio,  raccontò anche  di una giornata felice al Prater, ammirando la magnificenza della ruota panoramica: lì la ragazza gli regalò quella foto, scattata nel luogo del loro primo incontro. “Se dovesse accadere qualcosa, gli disse, ricordati sempre di me”.

Finita la guerra, Giuseppe ritorna a casa riabbraccia la famiglia, rivede gli alberi d’ulivo della sua amata terra. Piano piano ritorna alla vita.

Purtroppo per molto tempo, tanti   diritti  gli furono negati, fino a quando  Carlo Azeglio Ciampi, un Presidente illuminato,  riconobbe l’eroica Resistenza dei prigionieri italiani nei campi tedeschi Dopo di lui  lo seguirono  altri. Infine arrivarono i riconoscimenti.

Arrivarono le medaglie.

Ma Giuseppe Marazzita non c’era più, era morto  nel  1976.

Avrebbe voluto rivedere la sua Herta, il cui ricordo lo aveva accompagnato per tutta la vita.

L’evento si è concluso con l’intervento di   Mario Lucia Vice Presidente ANEI-Sezione metropolitana di Reggio Calabria.

Numeroso, attento e qualificato il pubblico presente.

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