Gioia perduta, l’intervento di Monica Della Vedova

Il servizio la Gioia perduta della giornalista Maria Elena Scandaliato, trasmesso dalla trasmissione tg2 dossier sabato scorso ha dato vita a un vivace dibattito. Abbiamo deciso di pubblicare gli interventi inviati alla nostra redazione

fermo immagine del servizio "la Gioia perduta"

Il servizio “la Gioia perduta” della giornalista Maria Elena Scandaliato, trasmesso dalla trasmissione tg2 dossier sabato scorso ha dato vita a un vivace dibattito. Abbiamo deciso di pubblicare gli interventi inviati alla nostra redazione.

L’intervento di Monica Della Vedova:

Navigando sul web, ed in particolare su fb, ho avuto la ventura di imbattere in un articolo, a firma della prestigiosa e storica Associazione Donne Insegnanti Calabresi (leggi qui), a commento del servizio TG2 Dossier dal titolo “Gioia Perduta” trasmesso la scorsa settimana.

Un racconto della città di Gioia Tauro, a partire dai primi anni 70, che ha rattristato e preoccupato, anche se ad onor del vero a rattristare e ancor più a preoccupare è il commento – certamente meritorio e per molti tratti addirittura condivisibile – di un’insegnante che però, e questo è il motivo del mio dire, veste il ruolo di sola e semplice spettatrice della comunità di cui è parte e all’interno della quale lo Stato le ha affidato un ruolo preziosissimo.

L’insegnante M.A. descrive, critica, colpevolizza, attribuisce e nega patenti di intelligenza a molti senza mai sentirsi, anche solo per un attimo, responsabile anche in minima parte di ciò che è accaduto in questa Città a partire dagli anni 70.

Troppo facile.

Monica Della Vedova
Noi gioiesi – ciascuno nel proprio ruolo di insegnanti, di genitori, di professionisti, di sacerdoti, di casalinghe, di politici, insomma di cittadini nel senso più ampio del termine – abbiamo, senza alcun dubbio, tutti errato!

Passivamente stretti nella morsa opprimente della ‘ndrangheta (strano a dirsi, ma tra i tanti colpevoli enumerati nello scritto non si legge un minimo riferimento all’esistenza della Piovra che, tanto per riallacciarsi allo stesso, sarebbe di certa e dimostrata esistenza in Gioia Tauro appunto dagli anni 70) – che ha segnato un profondo condizionamento sociale controllando ampi settori dell’economia dall’impresa al commercio e all’agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale di tutti gli schieramenti politici, del malaffare, della riconoscenza al potente di turno – abbiamo sempre delegato altri alla gestione del nostro territorio per ottenere questi risultati.

E’ bene dire che noi adulti, ormai grandicelli e vaccinati, non siamo stati capaci di creare una futura e valida classe dirigente, ricca di valori, di orgoglio, di cultura e soprattutto di preparazione civica ma riusciamo – sempre e costantemente – ad indicare uno o più colpevoli ma – sempre e costantemente- assolvendoci e commiserandoci;

noi non abbiamo mai partecipato alla vita della nostra Comunità se non attraverso sterili manifestazioni o (absit inuria verbis) processioni religiose ma in compenso, attraverso il nostro voto, abbiamo troppo spesso premiato magari proprio i più incapaci, a cui però va il merito di ripresentarsi ed essere ampiamente votati ad ogni tornata elettorale.

Anche ora che raccogliamo i frutti di ciò che abbiamo seminato, ci sentiamo solo spettatori magari malinconici di quel tempo in cui credevamo si stesse meglio sol perché vi erano più soldi da spendere, ma in realtà, se la si vuol dire tutta, quel tempo lo si è sprecato non progettando nulla per il futuro.

Ancora in termini di responsabilità personale I rari singulti di partecipazione democratica sono stati sempre demonizzati, maggiormente proprio da coloro che oggi criticano e commentano, rinchiusi in quella che qualcuno definisce la “fortezza della scienza”, senza comprendere evidentemente il ruolo che la Politica ha in termini di espressione della civiltà di un paese.

Si subisce da anni il degrado e la mancanza dei primari servizi fintanto che, ad esempio, la mole dei rifiuti abbandonati dinanzi alle nostre abitazioni o la costrizione a vivere la “malattia” in assoluto riserbo e solitudine ci ha spinto a muoverci.

Mai un moto di ribellione (non solo cartacea o digitale) da parte di chi, più istruito, ha il dovere morale e civile di lottare anche per tutti gli altri cittadini.

Nel merito poi delle scelte istituzionali, condivisibili o meno, responsabili dello scempio urbanistico a causa della costruzione dell’Urban Center a Gioia Tauro – ex Casa del Contadino – ricordo alla insegnante M.A. che quella stessa amministrazione, di cui mi pregio di aver fatto parte, ha ricollocato la Biblioteca Comunale all’interno di Palazzo Baldari (acquistato meritevolmente da un’amministrazione, poi però abbandonate da altre, per oltre 10 anni) rendendolo agibile e così utilizzabile e facendolo divenire sede della Mediateca/Biblioteca Comunale oltre che del prestigioso Museo Archeologico Metauros; tale scelta di spostamento della Biblioteca è stata anche causata dalla situazione di forte degrado in cui versava la struttura così a cuore a molti gioiesi ( ex casa del Contadino) impregnata da urina e muffa secolare, oltre che da problemi strutturali che ne sconsigliavano la ristrutturazione per la sua antieconomicità.

Vi è da dire che la presenza di un Urban Center nel centro di una Città (ha trovato spazio nella dissertazione quale uno dei terribili mali del paese prendendo il posto, evidentemente, della presenza ndranghetistica mai menzionata) ha un ruolo culturale di primo piano riconosciuto da eminenti studiosi del settore, ruolo preciso e funzionale alla vita stessa di quella comunità, ovvero un luogo a disposizione di istituzioni, enti e cittadini per riflettere e confrontarsi sulle trasformazioni che investono la città stessa.

Il più grande insegnamento ricevuto da quel servizio televisivo è capire come diventare un buon cittadino che vive e non sopravvive, che valorizza il proprio contributo esistenziale in una logica globale e non individualista, che mette a disposizione il proprio bagaglio d’istruzione e di conoscenza, che suscita continuamente dibattito, che favorisce il dialogo tra le persone, che infine supera i pregiudizi per trovare le risposte alle evidenti, urgenti e comuni alle necessità della nostra Città Gioia Tauro.
Tanto mi sentivo di rappresentare.

Monica Della Vedova cittadina gioiese