Don Laruffa, tra memoria e profezia

Il suo ricordo, ad un anno dalla scomparsa

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L’anno scorso, esattamente il 26 marzo, don Francesco Laruffa lasciava questo mondo e, soprattutto, la comunità gioiese alla quale, con orgoglio, diceva di appartenere. È stato un legame forte, il suo, con Gioia Tauro, essendo stato parroco del Duomo dal 1963 al 2014.

Egli ha amato profondamente questa città, diventandone, sin dagli inizi della sua esperienza parrocchiale, un indiscusso punto di riferimento per credenti e non credenti. Il suo concetto di Chiesa, al passo coi tempi e aperto al territorio, affascinava, così come la sua parola, alta e chiara, penetrante e scevra di orpelli, lasciava una traccia in tutti. Puntava sulla cultura, monsignor Laruffa, come pure sui giovani, ai quali spesso si rivolgeva esortandoli all’impegno civile e al senso di responsabilità. In particolare, nelle solennità, le sue omelie rappresentavano un vero e proprio evento, uno scossone, voluto, studiato,provocato con garbo e raffinatezza di pensiero, finalizzato al risveglio delle coscienze di una comunità bisognosa di essere liberata da vecchi schemi, da pregiudizi e da ottusità.

E come non ricordare, in questo primo anniversario della sua scomparsa, le Settimane teologiche, il Premio Sant’Ippolito, l’intensa attività convegnistica, le varie riviste parrocchiali e le tante originali iniziative pastorali, il cui ambizioso e lungimirante obiettivo era sempre quello che lui indicava come <<un cammino di crescita globale>>.Insomma, don Laruffa ha lasciato una testimonianza di vita vissuta incarnata nella fede, aperta alla promozione culturale e alla valorizzazione della dignità umana, in un’ampia ottica di confronto con le esigenze della società moderna e con il mondo laico, quest’ultimo destinatario di una sua particolare attenzione. Don Francesco è stato anche giornalista. Memorabili i suoi articoli pubblicati su vari quotidiani e riviste, che possono essere un modello di <<giornalismo con l’anima culturale e non meramente cronachistico>>.

Stesso concetto valeva per la politica. Anche in questo ambito egli auspicava <<una politica dall’anima culturale>>, cioè intrisa di valori, di creatività e di fantasia, tant’è vero che tra i suoi più cari riferimenti troviamo Giorgio La Pira.

Oggi, in modo particolare, la sua assenza impone l’urgenza di un recupero corresponsabile della memoria, volto a individuare e valorizzare i concetti chiave della sua teologia, coniugata alle ragioni della cultura e della speranzaper una costruzione condivisa e rinnovata del bene comune.