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Di Stefano, leggenda gioiese delle due ruote

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Gioia Tauro – E’ uno dei centauri storici e famosi nella città della piana, il suo nome è Domenico Di Stefano classe 1929, tesserato al moto club di Gioia Tauro dai primi anni 50. Gareggiava a bordo della sua mitica Laverda (oggi fuori produzione) percorrendo migliaia di chilometri per tutta la penisola.

Come i più patiti del motociclismo ricorderanno, Di Stefano ha conseguito numerose vittorie nelle diverse gara regionali e nazionali a cui ha partecipato, conquistando il primato di vittorie in Calabria e in Sicilia.

Quattro medaglie ( di cui due d’oro), dieci coppe e seimila km sono stati i numeri che questo centauro sulla sella della sua Laverda, ha conquistato con coraggio e lealtà nella sua ormai trascorsa gioventù.

L’ex motociclista ha preso parte tra gli altri al circuito Cortina- Messina del 1953,  alla MilleMiglia Milano – Taranto nel giugno del 54 e al giro Motociclistico d’Italia del 55 (motogiro)  arrivando sempre al traguardo senza cadute e piazzandosi in ottime posizioni.

«Stavo per ore sdraiato su quel pezzo di ferro della mia mitica Laverda – racconta Di Stefano – era scomodo non era mica gomma piuma, ma percorrevo chilometri su  chilometri per ore, durante le gare,  senza mai fermarmi. Io sono stato bravo ma senza la mia Laverda non ce l’avrei fatta. La mia moto – aggiunge il centauro – era meravigliosa, resistente e non mi ha mai abbandonato. Aveva un rombo affascinate, e il mio stile di guida con lei era inconfondibile».

Di Stefano mostra orgoglioso le foto, i ritagli di giornali, gli attestati e le tessere dei suoi successi sportivi e racconta con straordinaria semplicità delle sue gare, delle sue coppe e delle medaglie regalati ad amici e parenti.

«Le medaglie d’oro le ho regalate alle mie figlie – racconta Di Stefano – mentre le coppe le ho regalate ad amici e parenti, a chi aveva piacere di riceverle. Io tengo i ricordi più belli la mia passione che nessuno ha potuto togliermi per tutti questi anni».

Di Stefano durante la sua carriera motociclistica gestiva un distributore di benzina insieme al fratello e spesso lasciava la stazione di servizio per partecipare alle gare.

«Mio fratello mi sostituiva al lavoro – continuava nel racconto – e io potevo partecipare alle gare liberamente, accompagnato dalle raccomandazioni di mia moglie che mi diceva di andare piano. Ma – aggiunge sorridendo il centauro – se fossi andato davvero piano, non avrei avuto motivo di gareggiare. Anche se questo è uno sport pericoloso, si corrono molti pericoli e io sono stato fortunato ma i rischi sono davvero tanti. E poi ci vuole passione, coraggio e bravura. Quelli che pensano – aggiunge – che si possa vincere una gara solo con una moto potente sbagliano di grosso. Nel motociclismo serve altro».

Di Stefano ricorda come al ritorno in paese dalle gare la città lo festeggiava e come molti suoi fedeli amici lo seguivano nelle diverse gare nazionali facendo il tifo per lui. Nei ricordi di questo non più giovane motociclista sono vivi i volti, gli abbracci, l’affetto ricevuto e l’0rgoglio che aveva per lui Gioia Tauro.

«Nonostante Gioia Tauro – prosegue ancora il centauro – ha avuto una persona che ha raggiunto dei buoni risultati e dato onore alla città, in tutti questi anni nessun amministratore si è mai accorto di me. Gioia – aggiunge – viene sempre additata per le cose negative, poi quando c’è qualcosa di positivo nessuno lo nota. Forse questo – conclude Di Stefano – è uno dei miei rimpianti, avrei voluto essere coinvolto negli anni perché credo di fare  parte a pieno titolo della storia di questa città».

Angela Angilletta