Delitto Pioli, nella perizia del medico legale i particolari sulla morte del 38enne

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Il tribunale di Palmi
Il tribunale di Palmi

Fabrizio Pioli
PALMI – Fabrizio Pioli sarebbe stato ucciso brutalmente con due oggetti contundenti. I suoi assassini avrebbero quindi cercato di disfarsi del cadavere dandogli fuoco, senza però riuscirci.

La relazione del medico legale Giulio Di Mizio, consulente del Tribunale di Palmi, racconta questi e molti altri particolari, dopo aver effettuato l’autopsia sul corpo del ragazzo, ritrovato il primo marzo di quest’anno, a 12 mesi dalla scomparsa.

I risultati della perizia sarebbero così in evidente contrasto con quanto dichiarato da Antonio Napoli, l’uomo che si è addossato l’omicidio di Pioli, che ha confessato ai carabinieri, di aver ucciso Fabrizio Pioli in un momento d’ira con un tubo in metallo trovato in piena campagna.

Stando a quanto certificato dal professore Di Mizio, Fabrizio è stato colpito almeno 7 volte e con due oggetti differenti. Sul suo cadavere sono poi visibili i segni del tentativo di dargli fuoco. La perizia è stata consegnata alla Corte d’Assise di Palmi martedì scorso, un giorno prima dell’apertura del dibattimento, iniziato ieri.

Alla sbarra, oltre ad Antonio Napoli, ci sono la moglie Rosina, il figlio Domenico ed il nipote Francesco, tutti accusati a vario titolo di concorso in omicidio ed occultamento di cadavere. Tra gli imputati anche Pasquale Galatà, il rosarnese che dovrà rispondere – a piede libero – di favoreggiamento della latitanza di Antonio Napoli.

Il movente dell’efferato omicidio, secondo la Procura di Palmi, sarebbe da ricondurre alla relazione sentimentale che il gioiese Pioli aveva intrapreso con Simona Napoli, figlia di Antonio, donna sposata e con un figlio.

Ieri in udienza c’è stata la deposizione dell’ex comandante della Compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, Ivan Boracchia, il quale ha ricostruito le indagini, riferendo anche sulla preziosa intercettazione captata in caserma a Gioia Tauro tra Domenico Napoli ed il cognato Vincenzo (marito di Simona), nella quale Napoli avrebbe detto «iu mi cercanu u terrenu mu iettanu». Intercettazione che le difese hanno contestato già in fase di indagine preliminare ma che ha rappresentato un indizio illuminante per gli inquirenti.

Assente ieri in aula Simona Napoli, ritornata sotto protezione dopo un periodo trascorso a Melicucco.