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Dalle scuole ucraine a quella di Palmi: nella Parrocchia S. Famiglia si insegna l’italiano ai piccoli scappati dalla guerra

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Alla Parrocchia Santa Famiglia di Palmi, le aule solitamente utilizzate per il catechismo, da alcune settimane sono più colorate, con palloncini gialli e blu e tanti disegni attaccati alle pareti, sui quali si legge: «Ho nove anni… Ho sei anni… Vengo da Leopoli, Lutsk, Frankovsk…».

Sono i disegni realizzati dai bambini ucraini che frequentano la scuola di lingua italiana pensata dai volontari della Caritas Parrocchiale – il cui responsabile è il diacono Don Massimo Surace – e dal parroco Don Giuseppe Sofrà, insieme al diacono Don Vincenzo Condello.

La classe è formata da otto bambini e ragazzi che hanno tra i 5 e i 14 anni; con grande rapidità stanno imparando a leggere, scrivere e parlare in italiano, grazie soprattutto al contagioso entusiasmo delle due docenti, Teresa Triggiani e Teresa Bonfiglio, che due pomeriggi a settimana aprono cuore, libri e quaderni a questa classe molto speciale.

«I bambini sono entusiasti di venire qui, sia per la scuola il lunedì e il mercoledì, sia il sabato per le attività ricreative svolte o con i Giovani e Giovanissimi dell’Azione Cattolica o con la squadra di calcio della Polisportiva Academy. Mi sento di dire che bambini e genitori, in questa Parrocchia e in questa comunità, hanno trovato una nuova casa», commenta don Giuseppe Sofrà con un pizzico di emozione, a cui si aggiunge quella di don Massimo Surace e degli operatori Caritas nel ricordare il momento in cui questa grande catena di accoglienza ha avuto inizio.

«Tutto è partito dalla veglia di preghiera per la Pace in Parrocchia dove c’era un gruppo di ucraini, tra cui Svitlana, che da subito ha fatto da tramite per aiutare più persone possibili a giungere a Palmi, ed essere aiutati dagli Enti locali e anche dalla nostra Caritas», ha aggiunto il Parroco.

Svitlana Pastukh – filo diretto tra la Parrocchia e l’Ucraina- si è occupata e continua ad occuparsi, insieme ad altri ucraini residenti a Palmi e dintorni, di concedere ospitalità alle oltre dieci famiglie con cui ha fatto da tramite.

Una persona preziosissima che ha fornito anzitempo notizie agli operatori sulle famiglie in arrivo, in modo che i beni di prima necessità (non solo cibo, ma anche vestiario e scarpe delle misure esatte), fossero disponibili da subito. Un giovedì, durante una consegna settimanale dei doni alimentari ai nuclei bisognosi palmesi, sono giunte le prime famiglie.

«Il viso era mezzo coperto dalla mascherina – ricorda Damiano, volontario Caritas – ma gli occhi hanno parlato tanto in quei primi momenti di accoglienza, occhi di chi ne ha passate tante, occhi con immagini di terrore, il racconto del viaggio, la tristezza e la paura, la preoccupazione per i familiari rimasti lì, il pianto per il marito arruolato in guerra e rimasto a combattere. Quello che ha riempito di più i nostri cuori è stato il sorriso spontaneo dei bambini, e il loro dire da subito “grazie” in italiano e per un momento mettere da parte la tristezza, perché felici dei giochi, degli zainetti dei cappellini ricevuti».

La generosità verso queste famiglie ha coinvolto anche molte attività commerciali, che hanno donato articoli per la prima infanzia, come la parafarmacia Tranfo; gli articoli di cancelleria per la scuola sono stati invece donati da Universo Bimbo, Aste Giudiziarie Palmi e Aily Store.

Per continuare a contribuire concretamente ai bisogni di questi bambini e delle loro famiglie (oltre al centinaio di nuclei palmesi che la Caritas già sostiene), la Parrocchia ha inoltre organizzato per la giornata di sabato 2 aprile una colletta alimentare nei principali supermercati di Palmi

Dopo aver pensato alle prime esigenze, la Caritas, il parroco e tutta la comunità si è accorta che il solo sostegno primario non sarebbe bastato: i bambini in particolare, dovevano essere messi in condizione di saper comunicare nella lingua italiana, e per questa ragione è nata l’idea di una scuola.

Il primo giorno in classe, è stato chiesto ai bambini di cantare qualcosa in ucraino ed in quel momento è stato difficile trattenere la commozione. E ad ogni lezione è difficile non emozionarsi per ciascuna parola appresa, per le piccole mani che su una cartina geografica indicano il percorso fatto, o per ogni volta in cui, quelle mani scrivono su un disegno colorato: «Mi chiamo A…, T…, M…, e vengo da lontano».

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