Calabresi, sanità e commissariamenti, la riflessione di Rao

"Perché bisogna attendere sempre la visione di immagini televisive per squarciare silenzi, indifferenza e superficialità? "

Pubblichiamo l’intervento del sociologo Francesco Rao dopo l’incendio: (da francescorao.it)

I servizi del programma “Le Iene”, del 24 Febbraio e del 26 Febbraio 2019 hanno ritratto una realtà delle dinamiche Calabresi amara ma vera.

British il buon caffè della Piana Ape maia il buon caffè della Piana

Una verità posta soprattutto sotto gli occhi di tutte quelle persone che nel tempo, anziché recarsi alla Procura della Repubblica competente per territorio e denunciare i vari disservizi, hanno preferito voltarsi dall’altra parte, abituandosi quotidianamente ad alimentare l’indifferenza per tantissimi motivi, non per ultimo, arrecare il minor danno possibile all’amico di turno, pronto ad adoperarsi per favorire  le varie richieste provenienti dal segmento d’utenza e propenso a trasformare i diritti in favore, bruciando quantità abnormi di danaro pubblico, non solo per curare le persone ma anche per le finalità indicate chiaramente nelle dinamiche divenute oggetto delle recentissime inchieste giornalistiche.

Adesso, dopo la visione di quelle immagini, sono tutti pronti a criticare pubblicamente, non per denunciare formalmente e recuperare il tempo perso ma per difendersi da quella personale inerzia, protratta nel tempo da tante generazioni.

Oggi, con profonda amarezza e  giunti a questo punto, occorre chiedersi: il lavoro svolto dai Commissari straordinari qual è stato? La Magistratura quanti e quali provvedimenti ha posto in essere? Dov’è lo Stato?

Dove sono i politici che hanno chiesto ed ottenuto un mandato per rappresentare questo territorio e tutte le sue difficili istanze? Dove sono gli avvisi di garanzia, i processi, le condanne e le pene detentive? Chi saranno mai i responsabili di tale abbandono? Per quanto tempo dovremo continuare ad essere umiliati e condannati a questa lenta agonia?

Perché bisogna attendere sempre la visione di immagini televisive per squarciare silenzi, indifferenza e superficialità?

A fronte di questa ennesima inchiesta, destinata a far vedere il reale spaccato di un Meridione abbandonato al proprio destino, quanti avranno  il coraggio di poter immaginare un domani migliore e trasmettere tale visione ai Giovani, incoraggiandoli a proseguire gli studi e realizzare la loro vita anche nella propria terra, mettendo a disposizione delle comunità la loro crescita culturale con l’intento di arrecare benefici all’intera collettività?

Tutto ciò, sta divenendo un’impresa letteralmente ardua, in quanto, giorno dopo giorno, la fiducia e l’entusiasmo, non solo dei Giovani ma di tutte quelle persone animate dalla buona volontà di farcela, vengono spente da un sistema destinato a sfiancare principalmente quanti tentano di arginare la deriva, immaginando un futuro diverso dall’attuale realtà.

Quando il sistema sanitario, per il delicatissimo ruolo svolto a tutela della salute dei Cittadini, appare verosimilmente come un corpo in fin di vita, oltre a tradire le aspettative sociali, non tiene nemmeno in considerazione le disposizioni Costituzionali, facendo venir meno l’inalienabile diritto  di vivere.

Il primo segnale, particolarmente chiaro e volto a conferire certezza alla mia tesi, è l’alto numero di giovani andati via dal Meridione negli ultimi anni, tanto per motivi di studio quanto in cerca di un futuro.

Questa scelta, purtroppo risulta essere sempre di più un trend destinato a divenire definitivo e volto a perpetuarsi nel tempo.

Questa logica, diverrà la costante emorragia di Giovani e la principale causa di una  spoliazione culturale, destinata a lasciare il Meridione nelle mani peggiori e non in mani capaci e libere da logiche e sistemi di potere.  

Attualmente, lo status economico della Calabria viene descritto dall’Istat chiaramente e senza indugi: la condizione economica della Calabria è la realtà italiana con il reddito pro-capite più basso dell’intero Paese.

Questa debolezza socio-economica, costringe moltissime persone a non potersi permettere cure extra, oltre a quelle fruibili presso le strutture pubbliche e/o private convenzionate dal Sistema Sanitario Nazionale.

Le prestazioni sanitarie a pagamento, in molti casi, risultano essere impraticabili perché il bilancio familiare non lo consente e quando si rivela indispensabile le famiglie più umili sono costrette a chiedere piccoli prestiti per affrontare tale spesa.

In questa cornice, seppur coscienti dalle precarie condizioni igienico-sanitario, dalla lungaggine delle prenotazioni mi spiegate quale scelta può essere praticata?

Spesso, quanti non possono permettersi cure “migliori”, tentano di curarsi presso i nosocomi ed i poliambulatori locali accettando le regole ed in casi.

Quel personale sanitario più spacciato, abusando dei casi di straordinaria necessità ed urgenza, nel tempo, ha  trasformato in vere e proprie sacche elettorali intere famiglie per avere migliaia di voti sempre a portata di mano, offrendo la disponibilità per le analisi cliniche, una radiografia, una ecografia, un certificato medico ecc. ecc.

Risulterà facile comprendere perché, nel Meridione, il ricorso alla prevenzione è basso e quando vengono scoperti mali incurabili si è ormai prossimi al decesso.

Si comprenderà anche il perché, le persone con età superiore a 65 anni, nelle varie foto di famiglia, appaiono con i lineamenti del viso deformati a causa della perdita dei denti, spesso per una carie non curata proprio per mancanza di soldi. Provate ad informarvi quanti dentisti convenzionati al Sistema Sanitario Nazionale esistono in Calabria e qual’è il tempo di attesa per accedere alle cure?

Mi dispiace dover prendere atto che in tali circostanze, ricorrere all’aiuto dell’amico di turno, per ottenere una prenotazione senza dover aspettare di morire per incontrare un medico, è una prassi consolidata.

Spesso, fortunatamente non sempre, è consolidata la prassi del concedere il voto, in qualsiasi competizione elettorale, non a quanti vogliono il bene di questa terra ma al politico sponsorizzato da colui che controlla il sistema pubblico in maniera infedele.

Non giustifico tali azioni, ma le circostanze mi costringono a comprendere la disperazione delle persone, interpretando le loro difficoltà, le loro paure e la loro disperazione.

Quando le prenotazioni per una mammografia o per una gastroscopia divengono attese destinate a pregiudicare addirittura la possibilità di poter intervenire chirurgicamente  per salvare la propria vita, si è disposti a qualsiasi “gentilezza” pur di poter essere sottoposti, nel più breve tempo possibile, agli esami diagnostici prescritti dal medico di famiglia sperando nella possibilità di salvarsi.

Questa prassi, divenuta nel tempo normalità, oltre ad essere fuori misura, è la principale causa dei tanti perchè oggi la sanità sia divenuta una giostra piena di disservizi, cavilli burocratici, gestioni commissariali, tagli, indagini e disservizi. Squarciato il silenzio, giungano in tempi velocissimi provvedimenti straordinari e destinati restituire normalità e servizi consoni al genere umano.

Fortunatamente,   il sistema non è tutto marcio.

All’interno dell’amara realtà che ho cercato di descrivere, oltre a quanti sono poco inclini nel voler lavorare per garantire i diritti e la salute dei Cittadini, esistono uomini e donne, professionalmente mossi da una straordinaria e benevola volontà di rendere fruibili servizi, cure e visite mediche.

La loro sincera onestà e la loro etica professionale rappresentano l’ultimo approccio sicuro per moltissime persone. Non ricordarsi di queste straordinari professionisti, dediti al loro dovere, svolto  tra mille difficoltà e ponendosi spesse volte in serio pericolo è un vero e proprio atto di irriconoscenza. Non bisogna continuare a fare di tutta l’erba un fascio. Oggi più che mai, occorre distinguere, non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, ne albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, ne si vendemmia uva da un rovo. Vogliamo renderci conto della condizione vissuta dal personale medico e paramedico in Calabria, dove gli organici, spesso non al completo, rendono obbligatori turni massacranti?

Ci vergogniamo nel dover rammentare la presenza di personale infedele, impiegato in qualche ufficio per lasciare senza la carta o senza inchiostro quanti compiono il loro dovere, impedendo di poter stampare referti e atti amministrativi? Vogliamo ricordare quante volte non funziona la TAC e, guarda caso, accade tutto ciò nel fine settimana?

Questi territori e queste strutture sanitarie, contrariamente a quanto avviene nel Settentrione, vivono di infinite e quotidiane complessità.

Lo Stato, oltre ad essere rappresentato a livello periferico dalle Prefetture, opera grazie all’impegno dei  Sindaci, disposti a lavorare con moltissime difficoltà e ponendosi a servizio dei Cittadini   con l’intenzione di fornire risposte concrete, soprattutto alle fasce sociali più deboli, spesse volte costrette dalla loro umiltà a non poter emigrare in cerca di fortuna.

Nei piccoli e nei medi comuni del Meridione, ci si conosce tutti; i rapporti interpersonali non possono essere freddi e distaccati. Ognuno può decidere di frequentare pochissime o tantissime persone. Un amministratore non è un inquirente, non può sapere vita morte e miracoli delle persone. A volte, la persona apparentemente più pulita, vive di traffici illegali e colui che ha la nomea di criminale è un vero e proprio poveraccio.

Spesso, seppur l’amministratore nell’esercizio del proprio mandato è riuscito a mantenere la barra dritta, anziché essere affiancato e supportato nelle varie difficoltà si è ritrovato l’ostacolo più terribile sulla propria strada: una Commissione d’accesso, con la chiara missione di cercare il pelo nell’uovo e rendere possibile lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Ente Locale capitato sotto la lente d’ingrandimento.

Tutto ciò, a distanza di tempo, viene spesso capovolto da una Sentenza del TAR del Lazio. Una giustizia lenta e voraginosa, anziché tutelare quanti si prodigano a mandare avanti le macchine della Pubblica Amministrazione, lascerà quel Sindaco, sciolto per cause gravissime e poi giudicate inesistenti, al destino della gogna mediatica facendolo rimanere nell’immaginario collettivo come l’unico responsabile del tracollo dell’Ente Locale e del destino di una Comunità intera screditandolo ed umiliandolo. Sia ben chiaro, da una parte il processo, le indagini e gli avvisi di garanzia rappresentano una vera e propria opportunità per l’imputato, perché nelle sedi appropriate, potrà rispondere alle varie accuse con atti e fatti tesi ad estranearne le responsabilità imputate dall’accusa.

Personalmente preferirei un sistema preventivo, soprattutto nella pubblica amministrazione, simile ad una  password di un sistema informatico, sino a quando le procedure non sono esatte, l’atto non potrà essere perfetto.

Quindi, immaginerai un sistema ben preciso per i fornitori della Pubblica Amministrazione, fatto esclusivamente da ditte e professionisti iscritti nella White List della Prefettura, a sua volta collegata con un sistema informatico di controllo con la Guardia di Finanza. Giunti a questo punto, non posso esimermi dall’osservare l’operato di tutti quei politici, catapultati dal Nord per essere eletti in Calabria.

Di questi casi, nel corso degli anni, ne abbiamo dovuto sopportare sempre di più. Se il territorio non è capace ad esprimere i propri rappresentanti qualche motivo ci sarà? A quanto pare, tale circostanza, non è mai stata una priorità e il copione verrà reiterato con il protocollo di rito: durante la Campagna Elettorale baci e abbracci e poi, passata la festa, gabbato il Santo.

Quel Parlamentare, una volta eletto, farà di tutto tranne che tornare periodicamente sul territorio per il quale è stato eletto per conoscere ed approfondire le problematiche del territorio, incontrare le Istituzioni e lavorare facendo sinergia d’intenti per superare quelle criticità mediante azioni normative e provvedimenti concreti.

Prima di concludere questa mia riflessione, vorrei sottolineare con vivo orgoglio che noi Meridionali non siamo tutti criminali. Vorrei inoltre ricordare, per non far perdere memoria ai miei gentilissimi ed attenti lettori, che in Calabria non domina il male. Esiste anche il bello ed il bene.

I Calabresi amano, ridono, piangono, respirano aria pura, ammirano il sole, il mare, i fiori, gli alberi, i boschi sempre verdi e la neve.

Sicuramente  occorre adoperarsi e impegnarsi con tanta buona volontà per promuovere il bene, per diffondere con  mezzi  tecnologicamente e strategicamente avanzati, il vero e tutte quelle verità che madre natura e il buon Dio, hanno saputo creare. I Calabresi sono forti, belli e colti anche se il sistema li vorrebbe deboli, brutti, impotenti e ignoranti.

Non è così, per questo motivo, ogni Meridionale di buona volontà è chiamato a fare la propria parte, senza prepotenza e senza sopraffazione. Sarà sufficiente denunciare facendo nomi e cognomi. Questo gesto darà un futuro ad un territorio ed ai tanti Giovani, figli delle nostre famiglie.