HomeSanitàAzione presenta il Piano per la Sanità regionale. «Servono investimenti, non tagli»

Azione presenta il Piano per la Sanità regionale. «Servono investimenti, non tagli»

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La Calabria è ultima in Italia ed Europa per qualità dei servizi sanitari e di tutela della salute.

È quanto viene ribadito molto chiaramente nel Piano predisposto dal tavolo regionale per la Sanità di Azione, presentato lo scorso 14 aprile a Lamezia Terme e in una diretta facebook sabato 16 aprile, dal segretario regionale di Azione Fabio Scionti e del responsabile del Tavolo Tematico per la Sanità Salvatore Rino Scervo.

Il Piano sarà consegnato nei prossimi giorni al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

Lo studio prende in esame non solo il livello delle prestazioni sanitarie ma anche la copertura del territorio.

«Negli ultimi 15 anni di commissariamento della Sanità regionale – spiega Scervo nella diretta Facebook – non si è realizzato niente per innalzare il livello dei servizi sanitari. Sono stati incaricati commissari, e non manager, che si sono preoccupati solo di tagliare i costi, e nel tagliare i costi hanno tagliato i posti letto, i medici, gli infermieri, le prestazioni, la diagnostica. Il nostro sistema sanitario ha perso punti importanti e non ha garantito il livello di servizio che doveva garantire. Caso emblematico la vicenda della piccola bambina di Mesoraca che lo scorso febbraio, ammalata di Covid, è stata spostata dal suo paese natale a Crotone, da dove è stata poi mandata a Catanzaro e anche da lì, non essendoci le strutture adeguate per curarla, si è chiesto l’intervento dell’aeronautica militare che l’ha trasportata al Bambin Gesù di Roma dove purtroppo non c’è stato più nulla da fare. Questo caso dà il quadro della sanità in Calabria». Non un episodio isolato ma la raggelante normalità.

Il Piano di Calabria in Azione prende dunque in esame gli standard di qualità e li proietta sulla popolazione (dati Istat: 1.900.000 abitanti, in riduzione, con calo di abitanti nella fascia 20-54 anni): negli ultimi 12 anni c’è stata una riduzione del 27% dei posti letto in tutta la Calabria. Sono diminuite anche le degenze medie (numero di giorni per ricovero): la gente si ricovera di meno e rimane meno tempo in ospedale, e non certo per il miglioramento dello stato di salute. Infatti, il trend di diminuzione dei posti letto e il trend dei decessi confermano che col calare dei posti letto c’è un aumento della mortalità per malattia.

«La correlazione tra il calo dei posti letto e l’innalzamento della mortalità per malattia è il campanello d’allarme del fatto che la sanità non può essere gestita tramite i tagli alla spesa – afferma con vigore Fabio Scionti nella diretta Facebook – e la formazione e la partecipazione ai concorsi sono aspetti fondamentali e importanti perché comportano l’innalzamento del livello di servizio erogato. Sono investimenti che non possiamo più rimandare».

Il Piano esamina anche i centri di emergenza, individuando uno stato di allarme diffuso. Non esistono in tutta la Regione Calabria pronti soccorsi pediatrici, tranne un centro a Cosenza e uno a Catanzaro. Ci sono reparti di emergenza di livello avanzato in numero minimo a Cosenza (4) a Reggio (2) e a Catanzaro (2), Crotone e Vibo non ne hanno alcuno. La copertura della medicina d’emergenza, dove il fattore tempo è fondamentale, non è garantita.

La proposta di Calabria in Azione analizza le capillarità del territorio e dei problemi di mobilità per arrivare a individuare quanti altri punti di pronto soccorso di livello avanzato occorrono in Calabria. Si prevede anche l’istituzione di Ospedali di comunità, che garantiscono 15-20 posti letto e la presenza del solo personale infermieristico, e che vengono collegati in rete con i poli specialistici da remoto, in modo da garantire, assieme anche ai medici di base, una sanità più capillare. Degli ospedali attualmente presenti, alcuni vanno senz’altro potenziati, ma ci sono zone che devono essere dotate di ospedali di comunità. 

Altro problema del sistema sanitario calabrese è l’analisi della sua performance: «I risultati – ribadisce Scervo – non devono essere misurati su obiettivi che poi vengono autovalutati. Occorre invece stimare e valutare in che condizioni ci troviamo in questo momento e capire come migliorare il livello della qualità della salute tramite strumenti di valutazione obiettivi e standardizzati a livello nazionale. Occorre progredire anno per anno, garantendo investimenti in termini di asset, apparati diagnostici e personale medico e infermieristico. Per assurdo, ci sono concorsi che vanno deserti, perché non viene adottata una politica retributiva in grado di attirare personale di qualità».

«Favoriamo inoltre – continua Scervo – la diffusione delle tecnologie abilitanti. La telemedicina, tramite investimenti in connettività e rete, deve permettere che tutti i centri possano garantire un livello di prestazione adeguato. Abbiamo bisogno di poli specialistici che non possono mancare in una regione di 1.900.000 abitanti. Abbiamo bisogno di un centro regionale che permetta di correlare i dati ed effettui analisi ed elaborazioni dei dati sanitari. Dobbiamo individuare le patologie e le cause di morte più diffuse per elaborare le strategie sanitarie adeguate. Dobbiamo ideare e sostenere un piano di formazione che assorba la maggior parte delle risorse, in modo da avere personale preparato e pronto ad agire. Vanno anche incentivate e coinvolte le associazioni di volontariato per il supporto ai malati».

Il piano, infine, individua i capitoli di spesa per affrontare questi interventi, tramite i fondi messi a disposizione dal PNRR.

«Bisogna distinguere – afferma Salvatore Rino Scervo – tra i costi e gli investimenti. I costi e gli sprechi vanno analizzati e ridotti, ma gli investimenti vanno attuati al più presto. I tempi di attuazione sono dettati dal PNRR, che prevede che le misure vadano attuate entro il 2026. Non è una missione impossibile. Gli investimenti stimati per la parte strumentale e diagnostica sono tra i 20 e i 25 milioni di euro, mentre per l’investimento per il personale, medici, infermieri e OSS, stimiamo una spesa di circa 30 milioni di euro. Numeri che rispetto alle cifre del PNRR e del capitolo salute sono decisamente a portata di mano».

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