Artemisia, le motivazioni della sentenza

PALMI (14 settembre 2011) – Nelle 776 pagine depositate ieri mattina in cancelleria, presso il Tribunale di Palmi, sono racchiuse le motivazioni che hanno portato la Corte d’Assise di Palmi (Fulvio Accurso presidente con a latere il togato Claudio Paris) a infliggere pene pesantissime nei confronti dei 10 imputati nel processo “Artemisia”.

La sentenza, emessa lo scorso 21 giugno dal Presidente della Corte, Fulvio Accurso, ha condannato all’ergastolo Pietro Lombardo e Antonino Tripodi, colpevoli del reato di omicidio ai danni del giovane Silvestro Galati; ha inoltre comminato pesanti condanne per Antonino Gioffrè (25 anni di reclusione), Domenico Gioffrè (22 anni di reclusione), Vincenzo Tripodi (20 anni di reclusione), Vincenzo Gioffrè (19 anni di reclusione), Antonino Schiavone (7 anni di reclusione), Giuseppe Vincenzo Gioffrè (4 anni e 8 mesi di reclusione), Domenico Laganà (4 anni di reclusione) e Caterina Caia (2 anni di reclusione, pena sospesa).

Rispettate, per buona parte, le richieste del Pubblico Ministero Roberto Di Palma, della Dda di Reggio Calabria.

“Artemisia” è il nome del processo che è scaturito dalle indagini coordinate dal Tenente dei Carabinieri Mario Ricciardi ed eseguite dai Carabinieri di Palmi dal 2007 al 2008, che hanno portato, nel 2009, all’arresto di oltre 30 persone ritenute, a vario titolo, vicine alle ‘ndrine di Seminara.

Gli ergastoli inflitti ai danni di Pietro Lombardo e Antonino Tripodi, scaturiscono dal  loro «ruolo attivo all’interno dell’associazione di cui risponde e la sua partecipazione all’omicidio di Galati Silvestro, giustificandone il severo trattamento sanzionatorio applicatogli, che risulta perfettamente aderente alla gravità dei fatti commessi».

La sentenza contiene anche una mole di intercettazioni telefoniche che hanno permesso ai Carabinieri di incastrare gli imputati e capire legami e interessi. Si tratta di tutti i colloqui telefonici intercettati durante gli anni delle indagini, avvenuti tra i vari indagati.

Viviana Minasi