Arriva sul mercato PatchAI, l’app che supporta i pazienti

Il CEO, il palmese Alessandro Monterosso, dice: «Il nostro impegno non termina qui, dobbiamo continuare a migliorare il servizio ponendo il paziente al centro di tutto»

Presentazione di Patch

Il 2020 inizia col botto per PatchAI, la start up ideata da quattro oramai ex studenti dell’Università di Padova, oggi veri e propri businessman.

La start up ha fatto il suo ingresso sul mercato pochi giorni fa, e a darne notizia è il CEO di Patch, Alessandro Monterosso, palmese di nascita.

«PatcAI è nata tra le corsie degli ospedali, ha realizzato il primo assistente virtuale empatico che offre un’esperienza di medicina personalizzata, capace di mettere al centro il paziente grazie all’Intelligenza Artificiale – dice Monterosso – Ha già chiuso due aumenti di capitale per circa un milione di euro e negli ultimi 15 mesi ha vinto oltre 10 competizioni nazionali e internazionali, per oltre 300 mila euro in premi e servizi».

In un’era in cui la centralità del paziente e la generazione in tempo reale di dati assumono un ruolo chiave, lo sviluppo di soluzioni digitali innovative può avere il doppio vantaggio di migliorare la presa in carico dei pazienti e collezionare dati sanitari di estremo valore, riducendo non solo distanze e tempi ma anche i costi degli studi sui farmaci innovativi.

In un contesto così delineato, PatchAi rappresenta la prima piattaforma cognitiva che offre un assistente virtuale empatico per la raccolta e l’analisi predittiva dei dati riportati dai pazienti nei Clinical Trials, aprendo così le porte a una nuova frontiera nell’engagement del paziente grazie all’adozione di sistemi di elaborazione dei risultati clinici.

«L’idea – racconta ancora Alessandro Monterosso – è nata tra le corsie degli ospedali dove io e gli altri 3 fondatori di PatchAI –  Filip Ivancic, Kumara Palanivel e Daniele Farro – lavoravamo in ricerca clinica con ruoli diversi, ed abbiamo potuto sperimentare in prima persona i bisogni inespressi dei pazienti, le barriere comunicative e raccolte dati spesso obsolete. Il team si è poi costituito all’Università Bocconi e, grazie alla partecipazione al percorso di accelerazione BioUpper di Cariplo Factory, ha iniziato a lavorare all’implementazione dell’idea entrando in contatto con i diversi stakeholder del settore».

A credere nel team e nel progetto di PatchAi sono importanti players e investitori del settore della salute e della digital health tra cui UVCAP, Healthware Ventures, Padda Health e Avalanche Investments. Nel corso del 2019 la startup ha chiuso due round riuscendo in questo modo ad entrare nel mercato 12 mesi prima rispetto alle iniziali previsioni.

«Sono molto contento del nostro investimento in una startup di digital health italiana – ha dichiarato Roberto Ascione, CEO di Healthware Group e Presidente di Healthware Ventures – PatchAi può contare su un team ad alto potenziale di crescita che crede fortemente nei propri obiettivi. Un fattore questo che, da imprenditore e investitore, apprezzo molto e che sono sicuro sarà determinante nella crescita futura. PatchAi, inoltre, dimostra quanto sia importante sviluppare soluzioni innovative».

Ma PatchAi non si ferma qui; il CEO Alessandro Monterosso ci dice che «l’obiettivo adesso è investire ulteriormente nella ricerca e nello sviluppo del prodotto, continuando a puntare sull’espansione nel mercato internazionale e nel segmento B2C. Tutto questo affinché la “centralità del paziente” non resti un concetto, ma sia tradotta in coinvolgimento attivo e miglioramento della qualità di vita durante le sperimentazioni cliniche».