GIOIA TAURO – L’associazione culturale Kairos di Gioia Tauro festeggia il dieci anni di attività assegnando l’omonimo premio, giunto alla nona edizione, ad Alfonso D’Alfonso, fino a qualche settimana fa direttore generale della Dia, Direzione Investigativa Antimafia.
Negli anni Settanta, D’Alfonso ha diretto il locale Commissariato di Polizia. Erano periodi in cui a Gioia (e non solo qui) non si osava pronunciare in pubblico la parola mafia, tempi nei quali sarebbe stato troppo compromettente dare il giusto riconoscimento ad un esponente delle Forze dell’ordine.
La cerimonia di premiazione, che sarà allietata dal “Coro Euterpe”, avrà luogo il prossimo 16 novembre, alle ore 17, nella sala “Fallara”. E’ stata la presidente del sodalizio gioiese, Milena Marvasi, ad annunciare l’evento, spiegando le ragioni che hanno portato a D’Alfonso.
«Abbiamo deciso, anche per l’edizione 2012, di rimanere sul tema della cultura della legalità – ha detto Marvasi – come abbiamo fatto l’anno scorso premiando l’Arma dei carabinieri. Riteniamo, dunque, di dover continuare, responsabilmente, questo percorso».
In polizia dal 1974, il dottor D’Alfonso ha ricoperto diversi incarichi di rilievo, molti dei quali all’interno della Criminalpol. Un’esperienza maturata soprattutto in Calabria, dove è nato e dove, nel 1977, fece ritorno dopo due anni trascorsi alla Questura di Oristano.
Oltre al Commissariato di Gioia Tauro, ha diretto quelli di Condofuri e Vibo Valentia, mentre a Reggio, prima ha comandato la Squadra mobile e poi la Criminalpol. Il suo legame con la città del porto è anche di carattere familiare, perché è sposato con una gioiese.
Di D’Alfonso la gente di Gioia ricorda il rigore professionale e lo spessore umano. La “Kairos” ha deciso di premiarlo per quei valori che sono stati i punti cardine della sua carriera.
Il Premio, che si fregia della Medaglia d’argento del Presidente della Repubblica, è patrocinato da Comune, Provincia e Regione. Alla manifestazione interverranno autorità civili, militari e religiose. In scaletta, inoltre, una testimonianza del socio “Kairos” Michele Mammola.





