9 Maggio: Festa dell’Europa o commemorazione?

Palmi, Rocco Misale dell'associazione "Maestrale" invita a riflettere sul nuovo ruolo che l'Istituzione deve assumere, anche alla luce di quanto è accaduto con la Brexit

Il 9 maggio si celebra la festa dell’Europa: questo evento, mai come in questo periodo storico, deve assumere un’importanza fondamentale per tutti noi cittadini dell’Unione. Nell’ultimo lustro – ma già dalla sonora bocciatura franco-olandese della Costituzione Europea del 2005 – abbiamo assistito ad uno svilimento politico, da parte di alcune fazioni, dei valori fondanti dell’UE.

L’esempio plastico è rappresentato dalla Brexit, che assieme alla nascita di svariati movimenti anti-europeisti, ha indebolito l’intero sistema Europa. 

Ape maia
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Noi dell’associazione Maestrale siamo certi che il bagaglio lasciatoci in dote dai Padri Fondatori, non debba andare disperso e siamo convinti che la rinascita sociale e culturale continentale sia legata totalmente ai valori fondanti dell’Unione.

Ricordiamo tutti che l’Unione Europea nasce dalla lungimiranza di alcuni statisti illuminati del tempo, che nel 1950 ricostruirono l’Europa dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e proprio il loro sforzo, nato dalla voglia di non assistere più allo strazio rappresentato dalle guerre vissute nella prima metà del ventesimo secolo, ci ha garantito oltre settant’anni di pace. I valori fondanti tra cui, il rispetto della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia e dello stato di diritto, devono rappresentare un faro per tutti noi.

Purtroppo negli ultimi anni il proliferare delle disuguaglianze assieme alla strumentalizzazione del fenomeno migratorio, sta generando all’interno dell’opinione pubblica uno stato di sfiducia nei confronti delle istituzioni Europee.

Si parla, appunto, di un’Europa a due velocità ed il Meridione d’Italia purtroppo fa parte dell’area “povera” del continente. La colpa certamente non è da addebitare ai Padri Fondatori, ma alla miopia di certi politici che hanno portato all’isolamento del sud Italia scollandolo dal resto dell’Europa.

Proprio la nostra regione in virtù del ritardo di sviluppo in cui versa ha ricevuto ingenti fondi strutturali (all’interno di un piano denominato Obiettivo 1), stanziati dalla Commissione Europea per ovviare alla condizione di sottosviluppo in cui versa. Ma tali fondi per via di una politica territoriale alle volte assente, sono stati sfruttati in modo errato o addirittura sono andati persi.

La rinascita del meridione d’Italia non può che partire dall’Europa: per tornare centrali abbiamo bisogno di politiche che limitino il deficit infrastrutturale.

Non è possibile che l’alta velocità si fermi a Salerno, come non è concepibile che i nostri aeroporti versino continuamente in stato di crisi.

Dobbiamo a questo punto rafforzare da una parte il nostro senso di appartenenza ai valori Europeisti e dall’altra pretendere di uscire da questo isolamento, che ci sta intrappolando in una “bellissima gabbia” chiamata Calabria.

Per l’Associazione Maestrale

Rocco Misale

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