Wonderwall

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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Si mise in macchina presto quella mattina, dopo aver bevuto la sua tazza di caffè lungo, e accese la radio.

Girò tutta la costa della California in quell’estate del ’96, con aria spensierata e sotto il sole. In particolar modo Los Angeles, una megalopoli camaleontica che – va vissuta più che visitata – , continuava a ripetere ai suoi amici, magari alla guida di una cabrio, nella difficile ricerca della sua anima più intima.

Non aveva più voglia di vivere in uno dei grattacieli grigi, incravattato e con l’orologio al polso.

Erik aveva attraversato un lungo periodo, buio, come se fosse in un vortice dal quale solo, ora, ne usciva.

Figlio di ricchi italoamericani, proprietari di una catena di alberghi, spese gran parte dei suoi soldi in un maledetto giro di poker, anni fa.

Decise di chiudere con quel mondo, dopo aver incontrato Sara: un cervello in fuga, italiano.

Figlia di una coppia di medici siciliani, si era specializzata per diventare Pediatra. Era lì da alcuni mesi oramai, per terminare una esperienza di lavoro. Lavorava in un centro medico a contatto con bambini e non si faceva mancare quel pizzico di italianità, cucinando pietanze tipiche ai suoi colleghi come spaghetti al pomodoro, pizza e zuppa di cozze.

Eppure, aveva perso la testa.

La conobbe in occasione di una conferenza tenutasi presso uno degli hotel di sua proprietà. Fu un rapido ma intenso incontro, fatto di scambi di battute in italiano. Peraltro, un italiano pessimo e dimenticato da Erik. Agli appuntamenti successivi, invece, l’americano la fece da padrone!

Alle 11:00 sarebbe atterrato l’aereo, quella mattina.

Era felice di rivederla e la attendeva con un mazzo di fiori rosa – il suo colore preferito.

Sara, era per lui la sua ancora di salvezza. Il cuore era a mille! Chissà se lo stesso era anche per lei!?

“ Wonderwall ”, degli Oasis, li riaccompagnò in macchina fino a San Diego.