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Primo Maggio a Gioia Tauro: il lavoro dignitoso come fondamento di libertà e democrazia

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Care lavoratrici, cari lavoratori,
nel giorno del Primo Maggio, che non è soltanto ricorrenza ma coscienza viva del Paese, prende forma
un pensiero che nasce dalla quotidianità: dal lavoro di moltissime lavoratrici e lavoratori, dalle fatiche
necessarie a sostenere il bilancio familiare e a giungere a fine mese, dalle speranze e dalla dignità che
ogni genitore affida, silenziosamente, ai propri figli e che vengono custodite per affrontare e superare
ogni criticità. In occasione del Primo Maggio, dedicato con il tema nazionale lavoro dignitoso, siamo
a Gioia Tauro nell’area portuale che, per l’occasione, diverrà un luogo doppiamente simbolico in cui il
nostro impegno assume un significato ancora più concreto.
Il lavoro, quando è dignitoso, non è soltanto mezzo di sostentamento, ma rappresenta la piena e vera
realizzazione della persona. È libertà concreta, è partecipazione alla vita democratica, è possibilità di
costruire un futuro per sé e per i propri figli. È, in definitiva, ciò che rende una comunità più giusta, più
coesa, più umana. Per questo, parlare di lavoro dignitoso significa affermare un principio essenziale, in
quanto non può esserci sviluppo senza giustizia sociale, non può esserci crescita senza rispetto della
persona, non può esserci democrazia senza lavoro stabile, sicuro e giustamente retribuito.
Ma il lavoro dignitoso non nasce per caso. Non è mai il risultato di una concessione. È frutto di
presenza, di responsabilità, di impegno condiviso. È qui che trova senso un’espressione che deve
diventare orientamento quotidiano per tutti noi che abbiamo deciso di esserci per costruire. Perché la
libertà, prima ancora che un principio, è una condizione concreta e si chiama lavoro.
Noi sappiamo che i numeri della crescita non bastano, se non diventano qualità della vita. Sappiamo
che un grande porto non è sviluppo, se non genera occupazione stabile e qualificata. Sappiamo che un
territorio cresce davvero solo quando offre ai giovani il diritto di restare e alle famiglie la possibilità di
costruire serenamente il proprio futuro.
Per questo continueremo a lavorare con determinazione, con spirito di proposta, con senso di
responsabilità. Continueremo a costruire alleanze, a promuovere partecipazione, a praticare una
contrattazione che non sia conflitto sterile, ma esercizio maturo di democrazia.
Care lavoratrici e cari lavoratori, il Primo Maggio non è soltanto memoria delle conquiste raggiunte. È,
soprattutto, impegno per quelle ancora da realizzare. È il giorno in cui riaffermiamo che la persona
viene prima di tutto, che il lavoro deve unire e non dividere, che nessuno deve essere lasciato indietro e,
in tal senso, pensiamo fortemente al futuro dei tantissimi disoccupati, per troppo tempo considerati
come numeri e non come persone. Anche loro hanno il diritto di lavorare.
Ed è il giorno in cui rinnoviamo una scelta: esserci. Non per testimoniare, ma per costruire. Insieme.
Con stima e responsabilità