Valle del Marro, ancora danneggiamenti sui terreni confiscati

Fazzari: "occorre che tutto il territorio reagisca fortemente, con scelte di coraggio"

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Nuovo furto nel kiweto confiscato a Gioia Tauro e coltivato dalla Cooperativa Valle del Marro.

Sono state sradicate più di cento piante. E’ il terzo episodio in due mesi. L’ennesimo attacco mafioso per impedire la coltivazione di quel terreno.

“Adesso basta. La situazione è insostenibile. Per questo chiamiamo a raccolta tutti” è lo sfogo del presidente della Valle del Marro – Libera Terra, Domenico Fazzari. “Quel piccolo kiweto che stiamo provando a far rinascere, è continuamente bersagliato. Le Istituzioni e la gente ci diano una mano concreta per rispondere a questo accanimento mafioso. Serve un intervento risolutivo da parte delle istituzioni, in tutte le sue articolazioni. Ma servono anche scelte nette di rifiuto della cultura mafiosa da parte dei cittadini, in particolare nell’esercizio dell’attività economica.

Il terreno preso di mira è in località Sovereto, nel Comune di Gioia Tauro. Due ettari, confiscati alla ‘ndrangheta e assegnati nel 2013, per scopi sociali, alla Valle del Marro – Libera Terra.

La scoperta del furto è avvenuta la mattina del primo giugno, nel corso della mattinata. Le piantine di actinidia erano state messe a dimora una settimana prima, in seguito ad un precedente furto, denunciato il 7 maggio scorso, ma non reso noto. Allora i malviventi avevano portato via un centinaio di piantine. Adesso ne sono state prelevate 170. Ma il primo danneggiamento alle coltivazioni (che in quell’occasione furono in parte tagliate e in parte sradicate), risale al 28 marzo scorso. Tre furti, dunque, nello spazio di due mesi. Su tutti gli episodi stanno indagando i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, diretta dal Capitano Gabriele Lombardo.

Il valore complessivo dei danni comincia ad essere alto. Al costo delle piantine, più volte rubate, si sommano quelli della manodopera impiegata. I soci avevano già dovuto affrontare spese ingenti per i continui sabotaggi all’impianto di irrigazione.

“L’estate scorsa il kiweto ha patito la sete e parecchie piantine sono seccate” ricorda Marina, socia della cooperativa”.

Spetta spesso a lei la constatazione dei danni subiti: il 26 giugno, il 6 luglio 4 il 14 luglio 2017 è stato rubato il dissabbiatore dell’impianto irriguo. Il 19 dicembre insieme è stato di nuovo rubato il dissabbiatore e sono stati tagliati i tubi di irrigazione. “Di volta in volta si allungano i tempi necessari per avere un kiweto produttivo” ha dichiarato Marina.

Il nuovo impianto di actnidia è stato realizzato tra l’aprile e il maggio del 2017. Il terreno, all’atto dell’assegnazione, era in totale stato di abbandono, pieno di rovi.

“Per far crescere i kiwi su quel terreno – ha scritto Fazzari, “occorre che tutto il territorio reagisca fortemente, con scelte di coraggio. Si avrebbe, ad esempio, il coraggio di non vendere piantine di kiwi a chi è risaputo appartenere ad ambienti mafiosi? Si avrebbe il coraggio di non acquistare il frutto da produttori che agiscono secondo logiche mafiose? Si avrebbe il coraggio di non avvalersi del servizio di trasporto dei prodotti ortofrutticoli, offerto da aziende che è risaputo che appartengono ad ambienti mafiosi? Si avrebbe il coraggio di non prestare consulenza ad aziende che è risaputo che appartengono ad ambienti mafiosi? Insomma, si avrebbe il coraggio di rigettare in modo palese e deciso la cultura mafiosa? Attendiamo risposte forti e coraggiose, ma si faccia presto”.