Spazio di libertà: le intercettazioni dei fiancheggiatori

L'audio delle conversazioni tra i fiancheggiatori ed i latitanti

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Le indagini della Squadra Mobile di Reggio Calabria sono state caratterizzate dalla ricostruzione dei movimenti dei complici dei latitanti, attraverso le immagini registrate dalle telecamere installate lungo il percorso stradale che da San Procopio, Sinopoli, Gioia Tauro e Rosarno conduce in agro di Maropati, dive Crea e Ferraro sono stati localizzati e arrestati.

Attraverso l’analisi degli spostamenti di Achille Scutellà, nipote di Giuseppe Crea, gli investigatori hanno capito che era lui il principale responsabile della gestione dei due latitanti

Scutellà, che è il figlio di Domenica Alvaro, la sorella della moglie di Giuseppe Crea, è stato più volte intercettato e nelle conversazione via radio con i due latitanti veniva chiamato “allievo”.

Attraverso le telecamere di sorveglianza, la Squadra Mobile di Reggio Calabria ha individuato l’intero, messo in piedi da Giuseppe Antonio Trmboli, che aveva anche messo a disposizione il terreno da cui partiva il sentiero che portava al covo dei due latitanti.

In più occasioni gli inquirenti hanno ripreso le autovetture utilizzate da Trimboli, da Pietro Garzo, da Annunziato Garzo e da Vincenzo Rosace, mentre percorrevano la strada sterrata in direzione del covo.

Dopo il blitz la Polizia ha trovato alcuni messaggi scritti da Achille Rocco Scutellà. Nei biglietti l’uomo informava lo zio sull’acquisto di armi da guerra e predisponeva gli incontri tra il latitante e altre persone.

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