Scenari in movimento alla Fondazione Seminara

Intervista al presidente Giulio Ierace

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Giulio Ierace

Interessanti novità dalla Fondazione Fortunato Seminara di Maropati. E’ di poco tempo fa, infatti, la pubblicazione, edita in francese, del romanzo “Il vento nell’uliveto”, nota opera dello “scrittore solitario”, che nacque – e visse prevalentemente – nel piccolo centro della Piana di Gioia Tauro.

Il sociologo Giulio Ierace, presidente della medesima Fondazione, è un intellettuale che ha accettato di mettersi in gioco affinché possa partire, ancora una volta e ancora più intensamente, un’azione capace di mantenere sempre viva la figura di questo grande esponente della letteratura italiana.

Presidente Ierace, quali sono gli obiettivi promozionali che si prefigge di raggiungere la Fondazione?
«Naturalmente, in primo luogo, la valorizzazione delle opere e della figura di Fortunato Seminara. Il Consiglio d’Amministrazione si avvale, a tale scopo, di un Comitato Scientifico formato da autorevoli studiosi ed accademici. Un altro importante interlocutore della Fondazione è il Comune di Maropati: il suo contributo finanziario è in atto il principale sostegno per lo svolgimento delle attività poste in essere dalla Fondazione. In pari tempo, la Fondazione quale “corpo intermedio culturale”, radicato nel territorio, intende costituirsi come presidio di civiltà e di legalità: ogni spazio culturale, autenticamente occupato, è, come tale, un ostacolo alla barbarie. Debbo, inoltre, aggiungere che la Fondazione opera ormai da più di venti anni e, pertanto, sarebbe ingeneroso, da parte mia, non dare atto dell’importante lavoro svolto dai miei predecessori».

Pensa d’individuare e sviluppare – rispetto al passato – nuovi percorsi di cultura progettuale?
«Credo che sia importante – anche in relazione alle pesanti ristrettezze economiche in cui la Fondazione opera – porsi anche piccoli, ma concreti obiettivi, ripartendo dai “luoghi” seminariani. Mentre la casa natale, nell’abitato di Maropati, è in condizioni abbastanza buone, grazie agli idonei interventi effettuati già in passato, l’abitazione rurale di Pescano, dove, senza corrente elettrica, lo scrittore concepiva ed elaborava i suoi scritti, versa in condizioni di degrado. Poiché l’opera di Seminara è imprescindibile dal podere di Pescano, è da lì che bisogna ripartire. Ridare vita alla casa rurale ed al vigneto ed all’uliveto annessi, non solo in senso strutturale, ma in senso simbolico, coinvolgendo la comunità di Maropati e calabrese in generale, facendo sentire Pescano patrimonio di tutti, è oggi un obiettivo prioritario. Se non si interverrà tempestivamente, l’incuria e l’indolenza priveranno per sempre le nuove generazioni di un seducente paesaggio dell’anima».

La poliedricità di Fortunato Seminara si muove su un orizzonte che oltrepassa – trasversalmente – il globale e il locale. Qual è, secondo lei, l’eredità intellettuale che egli ha lasciato al complesso e delicato scenario della società civile d’oggi? In modo particolare, in cosa si riassume la potenza evocativa della sua lucida profezia del presente?
«Ringrazio per questa domanda, perché si fa spesso l’errore di pensare a Seminara come a un autore di interesse prettamente regionale. La natura e gli uomini inospitali descritti nei libri di Seminara non sono una prerogativa delle coordinate spazio-temporali in cui egli visse ed operò (la Calabria arcaica del dopo-guerra). Come scrisse Vittorini, a proposito de “Il vento nell’uliveto”, nelle opere più riuscite di Fortunato Seminara, si coglie “un senso dell’universale che il tono sommesso e impensierito rafforza invece di attenuare”. Grettezza, tedio, incultura, sono dei temi di interesse generale di grandissima attualità, che, ripeto, prescindono dal ritardo storico della Calabria rurale delle zone interne. E’ per questo che le opere di Seminara non necessitano di un particolare restyling: la vita e la letteratura senza fronzoli, quali quelle di Seminara, restano sempre un importante riferimento letterario e culturale di grande suggestione».

Assisteremo a una ripresa d’interesse, fino a una vera riappropriazione – critica e “politica” – del suo lungimirante pensiero?
«E’ molto confortante – e ci lascia ben sperare per il futuro – il vivo interesse che l’opera di Seminara produce, tuttora, in Francia: è stata, infatti, appena pubblicata la traduzione de “Il vento nell’uliveto”, per le prestigiose edizioni “Belles Lettres”. La traduzione e la presentazione del volume sono a cura del prof. Erik Pesenti Rossi,  professore ordinario di letteratura italiana presso l’università di Alta Alsazia (Mulhouse), grande esperto di Seminara, avendone curato, tra l’altro, la biografia: Vita di Fortunato Seminara – scrittore solitario, edita dall’Editore Pellegrini nel 2012, che costituisce un contributo attuale, fondamentale e irrinunciabile su Seminara. Recentemente, la suddetta edizione francese de “Il vento nell’uliveto” è stata recensita dall’autorevole rivista letteraria indipendente “Le matricul des anges”, diffusa non solo in Francia, ma in tutta l’area francofona (Belgio, Svizzera, Québec) in un articolo di Thierry Cecille. E’ imminente, inoltre, la pubblicazione della commedia inedita di Fortunato Seminara L’eredità dello zio. Tale pubblicazione, in versione bilingue, sarà effettuata a cura della collana teatrale “hamArtIA”  delle Presses Universitaires dell’Università di Strasburgo, su licenza della Luigi Pellegrini editore e della nostra Fondazione».