martedì, 14 Aprile, 2026
16 C
Palmi
Home Sanità Sanità, sui conferimenti di incarichi di lavoro autonomi i dubbi del Comitato...

Sanità, sui conferimenti di incarichi di lavoro autonomi i dubbi del Comitato per la salute

La riflessione nata sulla scorta della disponibilità dell'ex primario di Ortopedia di Polistena Antonino Laganà. Netta la posizione della portavoce Valensise: "Forzatura eticamente e moralmente inaccettabile"

0
14

«Ma il presidente Roberto Occhiuto sa di questa gestione brillante della dg Di Furia? Fatta la legge, trovato l’inganno» scrive, senza mezzi termini, Marisa Valensise portavoce del Comitato per la salute dei cittadini della Piana rivolgendosi direttamente al Governatore dubbiosa sul ritorno al Santa Maria degli Ungheresi di Polistena dell’ex primario di Ortopedia, Antonino Laganà, fresco di quiescenza, e nuovamente disponibile, presso il suo ex reparto, nelle vesti di professionista esterno a prestazioni aggiuntive.

«L’ASP di Reggio Calabria, con questo sistema, invita indirettamente tutti i medici ad andare in pensione, anche anticipata, e ritornare a prestazioni aggiuntive dopo pochi mesi, ma a che prezzo?» si è domandata Valensise ipotizzando una sorta di porta girevole dalla quale i medici escono (legittimamente, quando ne ricorrano le condizioni, nda) pensionati e rientrano, poco dopo, gettonisti.

Una possibilità, va detto, assolutamente prevista dalla Legge Regionale della Calabria del 19 gennaio 2026, n. 1, che ha introdotto misure straordinarie per contrastare la grave carenza di organico nel Servizio Sanitario Regionale consentendo alle Aziende Sanitarie di conferire, in via transitoria, incarichi di lavoro autonomo a medici del S.S. regionale o nazionale collocati in quiescenza, per lo svolgimento di attività cliniche, assistenziali, di emergenza, di continuità assistenziale e di supporto ai servizi territoriali. Incarichi conferiti prioritariamente negli ambiti riguardanti i pronto soccorso e la medicina d’urgenza; la medicina interna, la geriatria e le discipline d’area medica; l’anestesia e la rianimazione; la medicina generale e l’assistenza primaria. Quadro normativo concretizzato, peraltro con una certa celerità, per scongiurare il rischio di chiusura degli ospedali di Polistena e Locri per carenza di medici.

Valensise ha parlato quindi di «gestione miope e priva di visione strategica da parte dell’ASP» reggina in relazione alla necessità di provvedere, invece, attraverso l’indizione di un apposito bando di concorso «per garantire continuità clinico-assistenziale e una guida autorevole al reparto» che “resiste” – è stato aggiunto – ed in favore del quale il Comitato si è più volte speso poiché «ha subito un depauperamento strutturale del personale» ritrovandosi con «un medico cubano assente, le dimissioni volontarie di un giovane dirigente medico di 38 anni e la conseguente riduzione dell’organico a soli due dirigenti più uno specializzando» ha evidenziato Valensise, ingenerando «una condizione oggettivamente incompatibile con standard minimi di efficienza, appropriatezza e qualità delle cure».

Ed ancora, ha incalzato la portavoce: «Seppur formalmente legittimo, questo meccanismo rappresenta una forzatura eticamente e moralmente inaccettabile. Si svuota il senso stesso della norma, trasformandola in un espediente per aggirare il problema anziché risolverlo proiettandoci sempre più verso una deriva del pubblico» sottolineando la natura vocazionale ed esemplare della professione medica. Un sistema che porrebbe in essere uno svilimento del valore della medicina e la mortificazione di «un intera generazione di giovani medici in attesa di accesso al sistema pubblico» che, a sua volta, creerebbe un cortocircuito inaccettabile, è stato detto, poiché «da un lato si bloccano concorsi e opportunità, dall’altro si alimenta un sistema che richiama in servizio chi è già uscito, generando una sanità di fatto fondata su logiche economiche, emergenziali e precarie».

A finire nel mirino è stato, ancora una volta, l’operato dell’ASP reggina «che dimostra una gerarchia di priorità completamente disallineata rispetto ai bisogni reali del territorio» al limite di «una deriva amministrativa che mina la credibilità delle istituzioni e mette a rischio la tutela della salute pubblica» ha concluso Valensise.