Recovery Fund, “Città della Piana”: «I sindaci si uniscano perché non si perdano i fondi destinati alla Calabria»

Il presidente Foci: «Se il Pnrr dovesse restare così come è stato annunciato, la Calabria e il Sud si vedrebbero sottrarre, a favore del centro nord, risorse finanziarie ingentissime, ben 65/70 miliardi di euro in meno rispetto a quanti gliene spettano»

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L’associazione “Progetto Città della Piana”, ha rivolto un accorato appello ai 33 sindaci della Piana di Gioia Tauro, affinché si uniscano all’iniziativa dei 700 loro colleghi meridionali, per impedire lo “scippo” che subirebbe il Sud, e la Calabria in particolare, se il Piano nazionale ripresa e resilienza, dovesse essere approvato così com’è. «In questi giorni si sta compiendo, ad opera del Governo e di quasi tutte le forze politiche che lo sostengono, l’ennesimo misfatto ai danni del Sud – si legge nella missiva inviata ai primi cittadini di “Città degli ulivi” dal presidente Armando Foci -. È già stata approvata dal Governo la bozza del Pnrr e a giorni sarà portato in Parlamento per il suo esame e approvazione e, dopodiché, lo stesso sarà inviato all’Unione europea per la verifica di congruenza rispetto ai tre principi in base ai quali è stato progettato e finanziato il Piano (Pil, popolazione residente e livello di disoccupazione) e sulla base dei quali all’Italia è stata concessa la cifra di ben 209 miliardi di euro.

Dalle anticipazioni alla stampa e dalle numerose dichiarazioni di questi giorni, sia del Governo che delle forze politiche, appare sempre più evidente che ci si sta incamminando speditamente verso l’adozione di un Piano che discrimina e penalizza nuovamente e pesantemente il Sud e la Calabria». Secondo Foci, «se il Piano dovesse restare così come è stato annunciato, la Calabria e il Sud si vedrebbero sottrarre, a favore del centro nord, risorse finanziarie ingentissime che gli spettano di diritto sulla base dei 3 sopra citati criteri (si calcola una somma approssimativa di ben 65/70 miliardi di euro che il sud riceverebbe in meno rispetto a quanti gliene spettano). Se ciò si verificasse per noi sarebbe un colpo mortale, perché tale Piano, con i relativi finanziamenti, rappresenta per la Calabria e il sud “l’ossigeno vitale”, l’unica concreta occasione per poter superare lo storico sottosviluppo, la recente devastante crisi dovuta alla pandemia da Covid e per colmare l’umiliante divario socio-economico tra un sud sempre più povero e un centro nord spropositatamente ricco».

Pertanto, Foci invita i sindaci ad unirsi ai quasi 700 loro omologhi che si sono attivati adottando il testo di una lettera, da tutti condivisa, «per esprimere alle Istituzioni esecutive e parlamentari nazionali la profonda preoccupazione per una nuova eventuale e pesante penalizzazione del Meridione, che affosserebbe definitivamente ogni nostra legittima aspirazione a colmare lo storico e ingiustificato divario con le altre regioni del nord». Nella lettera inviata dai sindaci al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei ministri, viene specificato che «il Recovery Fund ha plasticamente fotografato il divario esistente tra sud e nord del Paese e ne ha compreso lucidamente l’importanza di colmarlo, per recuperare, al contempo, la distanza proporzionalmente determinatasi tra Italia e resto d’Europa, che in quello stesso divario affonda le radici più profonde. Se tutto ciò è apparso chiaro per l’Unione Europea, noi chiediamo che lo sia a maggior ragione e a buon diritto per il Governo italiano, chiamato a redigere e presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Chiediamo – scrivono i sindaci – che la straordinaria ed irripetibile quantità di risorse messe a disposizione del Recovery Fund sia destinata ed utilizzata al fine precipuo di realizzare, finalmente, dopo decenni di obiettivi mancati, quella coesione sociale, economica e territoriale che renda il nostro Paese, degno dell’Unità che la storia ha voluto consegnarci. Chiediamo che al Mezzogiorno d’Italia venga concessa finalmente l’occasione che aspetta e che merita sin dalla nascita della nazione e che non si verifichi, ancora una volta, quanto già drammaticamente accaduto con il Piano Marshall. Riteniamo e chiediamo che oltre alla distribuzione settoriale si debba tener conto di un’equa e calibrata ripartizione territoriale, applicando gli stessi criteri UE utilizzati per determinare la cifra complessiva, spettante al nostro Paese, che tenga conto anche del principio di interdipendenza economica tra macro aree d’Italia».