“Piana stupefacente”: prosciolto l’imprenditore Antonio Romeo

Era stato arrestato con l’accusa di concorso nella coltivazione di una ingente quantità di sostanza stupefacente

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All’esito dell’udienza preliminare il GUP di Palmi (Dottoressa Morrone) ha emesso sentenza di non luogo a procedere, per non avere commesso il fatto, nei confronti di Antonio Romeo, 46 anni, noto imprenditore agricolo di Taurianova, difeso dagli avvocati Francesco Cardone e Giuseppe Alvaro.

Il proscioglimento è stato pronunciato con la formula più ampia, avendo il GUP ritenuto, sulla scorta della copiosa attività di indagine difensiva svolta dai due legali, che risultava in atti dimostrata, senza necessità di disporre il vaglio dibattimentale, l’assoluta estraneità del Romeo dal delitto di concorso nella coltivazione di canapa indiana, aggravato dall’ingente estensione della piantagione, composta da 9.030 piante di cannabis indica, pari a circa 250.000 dosi medie giornaliere, contestatogli nell’ambito del procedimento penale denominato Piana Stupefacente. Per effetto della sentenza di non luogo a procedere il giudice ha quindi disposto la cessazione della misura cautelare cui si trovava sottoposto l’imputato.

Antonio Romeo era stato tratto in arresto e condotto presso la Casa circondariale di Vibo Valentia in forza di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel mese di gennaio dell’anno 2020 dal GIP di Palmi, che aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a suo carico sulla base dei risultati di un’informativa di reato trasmessa alla Procura della Repubblica di Palmi da parte dei Carabinieri di San Martino di Taurianova.

Gli agenti operanti, infatti, dopo aver arrestato, il 4 agosto 2017, altro soggetto nella flagranza del reato di coltivazione di una vasta piantagione di canapa indiana, rinvenuta in Contrada Furnà di Taurianova, avevano svolto indagini, anche di natura intercettiva, che dimostravano, nell’ottica accusatoria, il coinvolgimento anche del Romeo nella illecita attività di coltivazione.

Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria (Presidente Genovese), al quale i difensori facevano ricorso, sia in sede di riesame che, successivamente, in funzione di giudice di appello, rigettava integralmente le impugnazioni, ritenendo infondate le corpose memorie difensive che compendiavano gli esiti dell’attività investigativa immediatamente svolta a favore del Romeo. I giudici del riesame, infatti, confermavano la fondatezza degli assunti accusatori e respingevano, altresì, l’istanza subordinata di arresti domiciliari, presentata dalla difesa in relazione alle gravi patologie di natura cardiologica dalle quali risultava affetto il detenuto, anche queste comprovate da consulenze tecniche prodotte dai difensori.

La Corte di cassazione, invece, in accoglimento del ricorso proposto dagli avvocati Giuseppe Alvaro e Francesco Cardone, disponeva l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata.

Nelle more del deposito della sentenza della Cassazione e della fissazione del giudizio di rinvio, la Procura della Repubblica esercitava l’azione penale e, in sede di udienza preliminare, chiedeva il rinvio a giudizio dell’imputato. Di contrario avviso il GUP di Palmi, che, recependo le documentate istanze difensive, tese a chiarire documentalmente tutti gli elementi indicati a carico, ha prosciolto Antonio Romeo con sentenza di non luogo a procedere per non avere commesso il fatto, ritenendo ampiamente accertata, prima ancora del processo, l’innocenza dell’imputato.

“Il nostro assistito – hanno commentato i due difensori – ha attraversato un autentico calvario giudiziario, rischiando anche di rimetterci la vita in carcere, a causa di un’accusa ingiusta e manifestamente infondata. La sua fiducia nella giustizia non è mai venuta meno.”